S. Marco Argentano: Dal Vescovo il messaggio per la Quaresima 2009

“Rallegrati, Gerusalemme e voi tutti che l’amate, riunitevi, esultate e gioite, voi che eravate nella tristezza, saziatevi dell’abbondanza della vostra consolazione”
1 Is.66, 10-11

Ai sacerdoti diocesani e religiosi,
alle religiose, ai cristiani fedeli laici,
Carissimi fratelli nel sacerdozio, dilettissimi figli e figlie nel Signore,

Anche in questo anno sento il bisogno e il dovere di indirizzare a tutti voi, all’inizio di questo tempo di grazia, che è la Quaresima, il mio piccolo messaggio che, spero, vuole dare a voi qualche spunto di utile riflessione per la vostra vita cristiana e il vostro cammino spirituale.

Sta per iniziare il tempo di Quaresima che prepara l’evento pasquale, considerato il cuore di tutto l’anno liturgico e la sintesi di tutti i misteri della salvezza.

Abbiamo ricevuto dal S. Padre l’invito ad ascoltare la Parola di Dio, al digiuno e alle opere di carità per orientare il personale cammino di conversione e prepararci a nuova vita. Vivere il tempo di Quaresima con la tristezza, che proviene dall’essere consapevoli delle nostre debolezze e povertà o con l’atteggiamento di coloro che sentano di dover espiare la propria colpa, significa tralasciarne l’aspetto più profondo.

È infatti il tempo favorevole per fare memoria della presenza di Dio che cerca l’uomo, che lo attende, che gli manifesta il suo amore infinito.
La chiave di lettura che vogliamo suggerire vuole porre l’attenzione sulla Quaresima vissuta come tempo della chiamata rivolta a ogni uomo e, soprattutto, a noi in prima persona.

È il Signore che chiama ciascuno alla pienezza di vita, che chiama a seguire il Vangelo e farlo diventare vita concreta di ogni giorno. È lui che attende il nostro ritorno alla casa del Padre, per restituirci la veste regale e poi prendere parte al banchetto e fare festa con i fratelli.

Il nostro cammino quaresimale allora acquista una luce nuova: rientrare in noi stessi, ascoltare la Parola e nutrirci dell’Eucarestia sono la preparazione all’incontro con il Signore. È lui che ci attende, che trasforma la nostra vita e con la nostra adesione è vera salvezza, è vera vita nuova!

Dall’attesa dell’incontro con il Signore nascono gesti concreti di testimonianza della gioia della nostra fede e gesti di carità verso coloro che attendono di essere consolati da Dio, Padre di misericordia e dallo Spirito Santo consolatore.

Il santo padre Benedetto XVI ci ha offerto, nel suo messaggio per la Santa Quaresima, una disamina sul valore cristiano del digiuno che, insieme alla preghiera e alla elemosina, è l’elemento che l’ascesi cristiana ci ha tradizionalmente offerto per vivere bene questo tempo di grazia. Dice il papa: “Ai nostri giorni, la pratica del digiuno pare aver perso un po’ della sua valenza spirituale e aver acquistato piuttosto, in una cultura segnata dalla ricerca del benessere materiale, il valore di una misura terapeutica per la cura del proprio corpo. Digiunare giova certamente al benessere fisico, ma per i credenti è in primo luogo una “terapia” per curare tutto ciò che impedisce loro di conformare se stessi alla volontà di Dio. Nella Costituzione apostolica “Poenitemini” del 1966, il Servo di Dio Paolo VI ravvisava la necessità di collocare il digiuno nel contesto della chiamata di ogni cristiano a “non più vivere per se stesso, ma per colui che lo amò e diede se stesso per lui, e ... anche a vivere per i fratelli” (cfr Cap. I). La Quaresima potrebbe essere un’occasione opportuna per riprendere le norme contenute nella citata Costituzione apostolica, valorizzando il significato autentico e perenne di quest’antica pratica penitenziale, che può aiutarci a mortificare il nostro egoismo e ad aprire il cuore all’amore di Dio e del prossimo, primo e sommo comandamento della nuova Legge e compendio di tutto il Vangelo (cfr Mt 22,34-40)”.

Vi prego di considerare bene questa riflessione del Santo Padre per ben comprendere il valore che dobbiamo dare a tutto quello che la Madre Chiesa ci ha da tempo proposto e che continua a proporci.

Se vogliamo vivere la quaresima come tempo di rinnovamento è necessario che tutti e ciascuno curiamo la ripresa gioiosa del nostro cammino di fede e di ascolto: la parola di Dio sia davvero al centro, in questo anno dedicato alla Parola, della nostra preghiera e della nostra carità cristiana: mi chiedo: perché non approfittare di questo tempo di Quaresima per vivere la bella esperienza, nelle nostre comunità parrocchiali, dei centri d’ascolto, dove dei fedeli laici parlano ad altri fedeli (magari un po’ più lontani e distratti) del valore della fede e della vita cristiana, vissuta abbeverandosi alla fonte inesauribile della parola del Signore? Prego tutti, presbiteri e fedeli, di cogliere questa grande opportunità per dare senso pieno al tempo quaresimale.

Ai presbiteri chiedo in modo particolare di uscire dall’ordinarietà del giornaliero, per dare, in questi quaranta giorni, una spinta nuova all’evangelizzazione e all’esercizio della carità pastorale, in obbedienza al progetto di salvezza che Dio ha fatto si ciascuno di noi e che il sacramento dell’ordine ci detta ogni giorno: la riflessione dei nostri incontri del clero deve essere ripresa come meditazione quotidiana e vissuta in ogni istante nel servizio ai fratelli che il Signore, e solo Lui, ci ha affidati. E’ tempo di abbondare l’autoreferenzialità, i nostri progetti personali, per fare spazio all’unico progetto di salvezza di cui siamo dispensatori.

So benissimo, anche il papa lo ricorda nel brano che ho appena citato, quali siano le difficoltà a vivere lo stile quaresimale nel mondo odierno. Ma proprio a questo siamo chiamati, qui sta il carattere profetico della nostra testimonianza. Anche se possiamo sembrare antiquati e impopolari, non ci dobbiamo scoraggiare e vogliamo dire a questo mondo adagiato sulle comodità e sul tutto facile, comodo e dovuto, che la vita va vissuta in pienezza e che le grandi conquiste costano sudore e sacrificio e, spesso, una lotta furibonda con se stessi.

Nell’attuale contesto sociale, afferma il Papa, una certa culturale pare mostrarci il voto di una umanità autosufficiente, desiderosa di realizzare i propri progetti da sola, che sceglie di essere unica artefice dei propri destini, e che, di conseguenza, ritiene ininfluente la presenza di Dio e perciò la esclude di fatto dalle sue scelte e decisioni. In un clima segnato talora da un razionalismo chiuso in sé stesso, che considera quello delle scienze pratiche l’unico modello di conoscenza, il resto diventa tutto soggettivo e di conseguenza anche l’esperienza religiosa rischia di essere vista come una scelta soggettiva, non essenziale e determinante per la vita. Certamente oggi (…) è diventato sicuramente più difficile credere, sempre più difficile accogliere la Verità che è Cristo, sempre più difficile spendere la propria esistenza per la causa del Vangelo. Tuttavia, come la cronaca quotidianamente registra, l’uomo contemporaneo appare spesso smarrito e preoccupato per il suo futuro, in cerca di certezze e desideroso di punti di riferimento sicuri. L’uomo del terzo millennio, come del resto in ogni epoca, ha bisogno di Dio e lo cerca talora anche senza rendersene conto. Compito dei cristiani, in modo speciale, dei sacerdoti è raccogliere quest’anelito profondo del cuore umano ed offrire a tutti, con mezzi e modi rispondenti alle esigenze dei tempi, l’immutabile e perciò sempre viva e attuale Parola di vita eterna che è Cristo, Speranza del mondo”.

Voglio raccomandare a tutti anche la solidarietà con chi soffre e con chi è meno fortunato di noi. Spesso non ci rendiamo sufficientemente conto di quanta sofferenza nel mondo è ignorata e banalizzata. Sappiamo fare di questo tempo, un tempo in cui mostriamo a tutti il volto di Gesù che soccorre, ama, guarisce. Ogni cristiano ha il sacrosanto dovere di essere strumento indispensabile per raggiungere le sofferenze dei fratelli: Dio ha soltanto noi per offrire ai poveri, vecchi e nuovi, il suo sguardo di amore e di misericordia.

Concludo esprimendo a tutti coloro che stanno vivendo momenti di disagio a causa delle recenti e tristi vicende climatiche la mia solidarietà umana e la mia affettuosa ed accorata preghiera a Dio perché non faccia venire meno la speranza e il senso della fiducia in coloro che sono deputati al governo e alla soluzione dei problemi.

L’augurio quaresimale è un augurio di cammino che sulle orme del Cristo ci conduca a vivere la gioia dell’offerta della nostra vita e a diventare consolazione di Dio per coloro che ci vivono accanto.

A tutti auguro, di cuore, una Santa e fruttuosa Quaresima. Per tutti invoco la materna benedizione di Maria, regina incoronata del Pettoruto, pellegrina in questa Quaresima tra le nostre case. Per tutti chiedo e imploro la benedizione di Dio su ogni vostro sforzo di bene, per l’avvento del regno di Dio sulla terra.

† Domenico Crusco
Vescovo

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