Presentato il saggio di Pio Rasulo “La lunga notte della civetta”

Importante manifestazione culturale a Carosino (Ta)
su cultura e meridionalismo
Organizzata dal Centro Studi e Ricerche “Francesco Grisi”
Relazione di Marilena Cavallo e interventi di Pierfranco Bruni e Vito D’Armento

“Dobbiamo parlare non di una esperienza ma di un vissuto. Un vissuto che attraversa la testimonianza”. Si tratta dell’incipit sottolineato da Marilena Cavallo nel delineare il lavoro di Pio Rasulo, Accademico, esperto di estetica, pedagogista, scrittore. Un inciso che ha motivato il viaggio compiuto con lo studio di Pio Rasulo dedicato alla Lucania, ai paesi e alle strade, alla poesia e alla letteratura, ai personaggi e ai volti. In una serata di quelle che si devono reputare importanti e significative si è svolto, a Carosino, nella sede del Centro Studi e Ricerche “Francesco Grisi”, un vero e proprio dibattito dedicato certamente alla figura e all’opera di Rasulo, grazie al suo testo “La luna notte della civetta”, ma la dialettica sviluppatasi ha dato la possibilità di aprire un confronto a tutto tondo tra letteratura, antropologia e questione meridionale in uno spazio temporale che raccoglie un tracciato che è quello che va da Leonardo Sciascia, autore de “Il giorno della civetta”, scomparso 20 anni fa, a Pio Rasulo che comincia la sua attività di scrittore nei primi anni Cinquanta.

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Ad aprire i lavori è stato Pierfranco Bruni che ha definito l’intellettuale Rasulo tra l’impegno educativo, civile, politico e lo scrittore all’interno di parametri che sono individuabili tra la poesia e l’estetica della critica.

La relazione ufficiale è stata svolta da Marilena Cavallo, docente e saggista, che, in una vera e propria lezione magistrale, ha raccontato non solo “La lunga notte della civetta” ma ha tratteggiato, attraverso lo scavo epistemologico e demo-etno-antropologico la ricerca di Rasulo in un paesaggio di letture e interpretazioni che hanno dato la possibilità di penetrare il valore letterario dentro una meridionalità che non è solo lucanità ma mediterraneità.

Il lavoro che ha compiuto Rasulo è di straordinaria importanza sia dal punto di vista antropologico – sociologico che letterario. La postfazione al volume è dell'antropologo Antonio Basile, che ha recuperato il percorso che Pio Rasulo (docente di estetica all’Università del Salento) ha tracciato nel suo primo volume risalente al 1963. Uno scavo nel tessuto di quei valori contadini e meridionali che hanno caratterizzato i processi culturali di tutto il Sud d’Italia a cominciare dal 1945 sino ai giorni nostri. Continua con Rasulo lo scavo iniziato da Leonardo Sciascia. Dalla Sicilia alla Lucania e alla Puglia. Un viaggio nei Sud del Mediterraneo. Da Sciascia a Rasulo in una coralità di spaccati che non escludono minimamente, come ha affermato Marilena Cavallo, la funzione accademica e pedagogica svolta dallo stesso Rasulo all’interno di una temperie che resta meridionale.

"Leonardo Sciascia che pubblica 'Il giorno della civitta' nel 1961, resta al centro della discussione, ha sostenuto Pierfranco Bruni, e le questioni poste nei suoi libri riecheggiano con grande forza nella ricerca di Pio Rasulo. Parlando di meridionalismo non si possono trascurare le tesi di Sciascia sino a intrecciare il tema del Mediterraneo dentro una meridionalità fatta di luoghi e di valori, di processi storici e valenze politiche che si definiscono in un vero e proprio apparato antropologico. Rasulo è come se continuasse, con il suo testo, i parametri adottati da Sciascia per la sua Sicilia".

“Nel cuore del Sud, ha evidenziato Marilena Cavallo, c'è l'appartenenza ad una cultura contadina che dà il senso delle origini. Non fa dimenticare quell'orizzonte delle radici che fa rivivere l'odore della terra. E nell'odore della terra il viaggio verso una eredità che pone al centro il sentimento dell'uomo. La lunga notte della civetta di Pio Rasulo non è soltanto una rappresentazione dei luoghi, di un tempo, degli uomini che hanno abitato quella terra e degli uomini che la abitano. E' la meditazione di una geografia dell'anima che diventa forma contemplante di un paesaggio reale che si è trasformato in una lunga metafora dalla quale si sprigionano simboli e segni”.

Sono intervenuti, tra gli altri, nel pubblico numeroso, portando il loro contributo, studiosi, giornalisti, docenti universitari come Roberto Russano, Vito D’Armento, Maria Lucia Rasulo, Katia de Abreu Chulata, Maria Antonietta La Gioia, Adriana Laruffa, Carlo Carrisi, Ettore Gigantiello, Roberto Burano che ha letto passi del libro di Rasulo e una delegazione dell’Associazione Culturale “Presenza Lucana”.

I lavori sono stati conclusi da Pio Rasulo che ha evidenziato come il dato culturale resta sempre un impegno civile soprattutto in un tempo come il nostro e “La lunga notte della civetta”, “per dirla con le parole di Marilena Cavallo, ha detto Rasulo, è il mio vissuto di un tempo che mai potrò dimenticare”.

 

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