PREMIO LETTERARIO GIUSEPPE BERTO, OPERA PRIMA

Svelati i cinque finalisti in corsa per la XXI edizione

 Cinque esordienti accomunati dall’originalità del linguaggio e delle storie, con una forte struttura della narrazione.

[GARD]

 Roma, 22 maggio 2009 – Cynthia Collu con Una bambina sbagliata (Mondadori), Alberto Gentili con Liberami amore (Garzanti), Pablo Rossi con L’ombra del poeta (Mursia), Gabriele Pedullà con Lo spagnolo senza sforzo (Einaudi) e Giorgio Vasta con Il tempo materiale (minimum fax) sono i cinque finalisti in corsa per aggiudicarsi la XXI edizione del Premio Letterario Giuseppe Berto, promosso dalle Città di Ricadi (Vv), dove Berto scelse di trascorrere gli ultimi anni della sua vita, e di Mogliano Veneto (Tv), suo paese natale, dove il 13 giugno si svolgerà la cerimonia di premiazione, secondo la consuetudine di alternanza di sede tra le due città.

La rosa dei cinque scrittori esordienti è stata presentata stamattina nella conferenza stampa, svoltasi a Roma presso la sede di rappresentanza della Regione Veneto, tra gli enti sostenitori dell’iniziativa insieme alla Regione Calabria e alla Provincia di Treviso. All’incontro sono intervenuti il presidente della Giuria dei Letterati Giuseppe Lupo, il segretario del Premio Lucio Verbeni, e in rappresentanza del Comune di Mogliano Veneto (Tv), l’assessore al Turismo e alla Cultura del Comune di Ricadi Giulia Russo e i giurati Mario Baudino, Giorgio Pullini e Marcello Staglieno, introdotti dalla lettura del saluto del presidente della Regione Veneto on. Giancarlo Galan, che ha sottolineato come sia «alto il numero dei concorsi o dei premi culturali ideati, sviluppati e cresciuti in Veneto. Alcuni di questi di lunga tradizione e molto prestigiosi, tanto da aver raggiunto, anno dopo anno, rilevanza nazionale. Tra questi si colloca il Premio Letterario Giuseppe Berto, bandito per la prima volta nel 1988 nel Comune di Mogliano Veneto e nel Comune di Ricadi».

 

«I libri selezionati privilegiano la struttura del romanzo e del racconto, concentrandosi sull’originalità del linguaggio da cui emerge la varietà delle scritture, mentre le storie offrono una vasta gamma di temi e generi», ha sottolineato Giuseppe Lupo, capaci di incontrare i diversi gusti del pubblico, delineando così una interessante rosa di titoli per le letture estive nel segno di Berto.

Si va dal romanzo di formazione dove la protagonista narra le vicende di generazioni diverse alle prese con l’asprezza del vivere in una Milano letterariamente inedita (Collu); alla raccolta di racconti che esplorano la lingua segreta degli amanti, dotata di una propria grammatica e di un proprio codice di gesti intimi e condivisi, che ben poco ha a che fare con le parole (Pedullà); alla storia di Amina, una donna afgana, nata in Germania, precipitata poi con la famiglia nel profondo Nord della Val Padana (Gentili); a quelle ambientate in un preciso contesto storico, nella Spagna degli anni 1936-’37 durante la prima parte della Guerra Civile (Rossi) o nella Palermo del 1978 dove i tre protagonisti sentono il vento di Roma nell’annus horribilis della storia repubblicana con sullo sfondo le Brigate Rosse e il sequestro Moro (Vasta).

«Gli autori hanno un’età compresa tra i 36 e i 65 anni, a conferma di una tendenza già in atto da alcuni anni - come ha rilevato Giuseppe Pullini - e cioè che molti attendono l’età matura per pubblicare la loro prima opera, che magari giaceva nel cassetto da tempo».

Prima di giungere a questo risultato, la Giuria dei Letterati, composta da critici letterari, scrittori e giornalisti, tutte figure rappresentative del panorama culturale italiano, quali Giuseppe Lupo (presidente), Mario Baudino, Goffredo Buccini, Andrea Cortellessa, Paolo Fallai, Laura Lepri, Giorgio Pullini, Marcello Staglieno e Gaetano Tumiati, ha esaminato ben 139 opere prime, tra romanzi e raccolte di racconti, pubblicate e messe in distribuzione nel periodo compreso tra il 1 maggio 2008 e il 15 aprile 2009.

Da quando fu istituito nel 1988, il Berto ha l’obiettivo di incoraggiare gli esordienti, sostenendoli nella diffusione della loro prima opera e affiancandoli, se possibile, nel momento più difficile: la progettazione del secondo romanzo. Per questa ragione, a partire dall’edizione 2008, sono state introdotte una serie di novità: l’innalzamento del premio a euro 7500 e l’introduzione di un riconoscimento economico di euro 2000 per gli altri quattro finalisti.

Quest’anno, inoltre, si è voluto restringere la candidatura delle opere prime alle sole case editrici. In un contesto in cui si registra una crescente produzione dei libri-fai-da-te, la casa editrice svolge ancora oggi un ruolo importante nell’affiancare uno scrittore, garantendo quella funzione di pianificazione che altrimenti un autore non potrebbe sostenere con le sole proprie forze.

Il secondo obiettivo del Premio è ricordare la figura,sempre attuale, dello scrittore e dell’uomo Giuseppe Berto. Anticonformista, capace di andare sempre alla ricerca della libertà individuale e dei diritti civili, “Bepi” era un intellettuale libero da pregiudizi, da mode e da sottomissioni a consorterie, scuole, gruppi. Conseguì il pieno successo nel 1964 vincendo con Il male oscuro il Viareggio e il Campiello. Un traguardo che si era conquistato da solo, con impaziente determinazione, nei due decenni precedenti. Basti citare Il cielo è rosso del 1947; l’opera letteraria che, insieme a Cristo si è fermato a Eboli, meglio disegna l’Italia dell’epoca.

LE OPERE E GLI AUTORI FINALISTI

Schede


Cynthia Collu Una bambina sbagliata Mondadori

In ospedale, al capezzale del padre e accanto alla madre che lo veglia, Thea Ligas aspetta i suoi fratelli rievocando la propria esistenza. Dalla primissima infanzia, trascorsa in Sardegna insieme ai nonni paterni - "lui alto e bellissimo, lei appesa al suo braccio, come un ombrello" -, alla vita coi genitori nella periferia milanese degli anni Cinquanta e Sessanta, la protagonista narra le vicende di diverse generazioni alle prese con l'asprezza del vivere.
In un quadro dominato dalla sopraffazione e dall'indifferenza trovano spazio le picaresche scorribande di Thea bambina e della sua amica Elisa nei campi intorno a Quarto Oggiaro, in compagnia di farfalle variopinte e cani randagi, all'insaputa della maestra Trebuchi, insegnante dalla nuvola di capelli viola e dalla temibile bacchetta. Tra i personaggi spicca una Milano letterariamente inedita, proletaria e grigia ma animata da elementi di imprevedibile e profondissima umanità, perché il narratore abbraccia con indulgenza tutti i suoi personaggi e ne porta alla luce colpe e motivazioni.
La giovane Thea si affanna a crescere cercando di dare un senso alla sua vita segnata dall'alcolismo del padre e dal disamore della madre. Ad alleggerire l'atmosfera familiare cupa e oppressiva contribuisce in parte la presenza dei fratelli, Marco e Giulio-che-sa-di-biscotto: per loro, nelle notti di vento forte e luci gelide, Thea si trasforma in Peter Pan, sollevando piano la tapparella della cameretta e dicendo "buffe cose alle stelle". Ma il destino incrudelisce sulla loro innocenza, mentre lei, ormai lontana da casa, cercherà di percorrere la propria difficile strada di "bambina sbagliata" sperimentando la bohème cittadina, la politica e il teatro, continuamente in bilico tra l'orgogliosa affermazione della propria indipendenza e l'inevitabile bisogno d'amore.
Un romanzo di formazione dai toni appassionati e vibranti, delicatamente volto all'analisi minuziosa di sentimenti e stati d'animo, in cui si assiste alla vicenda di un riscatto, di una riconciliazione tra genitori e figli, tra generazioni.
Cynthia Collu, qui al suo esordio letterario, è una voce limpida e calda sempre capace, nel narrare l'avventura di una donna alla ricerca di una felicità possibile, di toccare le corde più profonde dell'emozione.
L’autore. Cynthia Collu è nata a Milano, dove vive e lavora. Suoi racconti sono stati pubblicati in antologie e riviste.

Alberto Gentili Liberami amore Garzanti
Amina è bella. Amina è giovane e ha voglia di amare. Amina ha vent’anni, è afgana, ma è nata in Germania per poi precipitare con la famiglia nel profondo Nord della Val Padana. Per lei non ci sono veli da indossare e divieti paterni da subire. Una calda sera d’estate va a ballare al Disco-play e incontra un avvocato, Tano. Esce con lui. Si innamora. Vive giorni di sogno e d’incanto, finché non scopre che Tano è sposato.
Per Amina, come per molte donne in Oriente e in Occidente, conquistare insieme l’amore e la libertà è un desiderio impossibile, per il quale è necessario pagare un prezzo troppo alto. Alberto Gentili ha scavato nell’animo della sua protagonista, documentando con partecipazione una realtà come quella dell’immigrazione, al di là di statistiche e proclami allarmistici, per coglierne tutta l’umanità.
In questa storia sbagliata e fatale, e tuttavia piena di momenti di felicità intensa, quasi dolorosa,
riecheggiano dunque varie differenze: quella tra l’esule Amina e un uomo ben radicato nella realtà italiana come Tano, quella tra una ragazza che vuole l’indipendenza e il suo ambiente familiare, quella tra la gioventù e la maturità. E soprattutto Liberami amore racconta la distanza tra un uomo e una donna, avvicinati dall’intensità travolgente del desiderio e al tempo stesso irrimediabilmente lontani.
L’autore. Alberto Gentili (Roma, 1961) è giornalista del «Messaggero» e in passato ha collaborato con la RAI e «L’Espresso», seguendo i grandi fatti di cronaca nazionale e internazionale degli ultimi anni. Attualmente è responsabile del servizio politico parlamentare.

Gabriele Pedullà Lo spagnolo senza sforzo Einaudi

La lingua segreta degli amanti possiede una grammatica tutta sua, che ha ben poco a che fare con le parole. Ma in fondo ogni legame ha un suo codice di gesti intimi perché condivisi, e ci costringe a inventare un nuovo linguaggio. Imparare a vedere con le mani da un'amica cieca, insegnare a un'enigmatica turista tedesca un italiano che funziona soltanto sotto le coperte, apprendere lo spagnolo senza sforzo ma con notevoli imprevisti...
I protagonisti di questi cinque racconti vivono parlando, come tutti noi: usano le parole per giocare, per ferire, per sedurre, per spiegare, per confondere. E a volte non si accorgono che quelle stesse parole finiscono per «usare» loro, portandoli dove non sapevano di voler andare.
Cinque racconti che sono innanzitutto una fenomenologia dell'amore. L'amore che si rivela inaspettato, quello che si fa giocando insieme, quello che si conquista nascondendosi dietro alle parole, quello che si consuma e si reinventa calandosi letteralmente nei panni altrui. Ma siccome ogni storia impone che ci si metta in gioco, e non c'è gioco che non sia pericoloso, ciascuno di noi dispone di un armamentario di difese per non lasciare che gli altri penetrino troppo facilmente nella nostra esistenza.
Sono barriere linguistiche, reali o metaforiche, che frapponiamo come ostacoli ma spesso aprono nuove strade. Sono anche esercizi intorno a una mancanza, esorcismi per non dire il vuoto che ci spaventa portarci dentro.
Miranda per esempio con gli occhi non ci vede, ma scorge con le mani colori e forme davvero imprevedibili: un giro per vetrine in sua compagnia può diventare un'avventura rischiosa ed eccitante.
E quando Lele incontra Ulla, durante un'indolente vacanza a Stromboli, la trova fascinosa come una ninfa dei boschi, lievemente altera e irrimediabilmente tedesca: tra giochi erotici e giochi di parole, il non capirsi sarà soltanto un'altra forma del desiderio. Mentre Mara e Michele, una passione per i viaggi e per Polanski, niente figli e molti anni di vita in comune, credono di aver trovato la formula del matrimonio perfetto: fino a quando all'aeroporto non ritirano la valigia sbagliata...
O forse sono cinque racconti fantastici, in cui la sola traccia di soprannaturale sta nella capacità di raccontare i segni magici, le piccole possessioni diaboliche, il potere di creare le cose semplicemente nominandole.
L’autore. Gabriele Pedullà è nato a Roma nel 1972. Redattore de «Il Caffè illustrato», scrive sulle pagine di «Alias» e insegna Letteratura italiana presso l'università di Teramo. Ha pubblicato saggi su Beppe Fenoglio (Donzelli 2001), sulla condizione del cinema e delle altre arti nell'epoca degli individual media (In piena luce, Bompiani 2008) e, da Einaudi, una fortunata antologia di Racconti della Resistenza (2005 e 2006). Un suo racconto è comparso nella raccolta La qualità dell'aria (minimum fax 2004). Presso Einaudi ha pubblicato anche il suo primo libro di narrativa, la raccolta di racconti Lo spagnolo senza sforzo (2009).

Pablo Rossi L’ombra del poeta Mursia
Spagna 1936-’37: durante la prima parte della sanguinosa Guerra Civile spagnola senza esclusione di colpi si affrontano tre uomini che rappresentano le anime del conflitto. Gutierrez, il franchista assassino di Garcia Lorca, ha l’ordine di decapitare ad ogni costo la Repubblica con un micidiale attentato. Il russo Dedalus ha la missione di salvaguardare a qualsiasi prezzo un segreto da cui dipende il futuro dell’Unione Sovietica. Il commissario Luis Aguirre, idealista disincantato, deve indagare fra le trame che assediano la Repubblica per salvare quello che resta di una democrazia incompiuta. Coraggio, intelligenza, fiuto e l’aiuto di Filar Reyes, straordinaria partner e abile decrittatrice, lo guidano tra attentati, complotti e rischi mortali, che danno un quadro vivido e tragico del periodo storico in cui si muovono anche Hemingway, Malraux, Togliatti, Beria, Franco, Azana. Aguirre e i suoi compagni, il maggiore delle Brigate internazionali William White e la giornalista americana Carol Lexington dovranno indagare nell’ombra.
L’autore. Pablo Rossi è nato a Buenos Aires, ha studiato legge ed è stato responsabile della comunicazione e segretario generale in un importante gruppo industriale pubblico, in un grande gruppo imprenditoriale privato e in una associazione industriale di categoria. Oggi è segretario generale di una Onlus. È appassionato di arte e ha scritto molti articoli e saggi su temi economici e culturali per quotidiani e periodici.

Giorgio Vasta Il tempo materiale minimum fax
Nel 1978, in una Palermo preistorica e selvaggia, tre ragazzini pieni di passione e ideologia si affacciano al mondo per la prima volta. Tra loro c'è Nimbo - precoce, impaziente, ferino - che attraversa il geroglifico della città convinto di essere un eletto.
Da Palermo, Nimbo e i suoi amici sentono il vento di Roma nell’annus horribilis della storia repubblicana - le Brigate Rosse e il sequestro Moro - e, disgustati dal provincialismo senza scampo dell’Italia, si scollano lentamente dalla realtà fondando una loro cellula terrorista.
Per Nimbo è l'inizio di una discesa notturna che porterà lui e il suo gruppo a progettare attentati con una disperante lucidità, riproducendo in scala tutto il peso tragico di quegli anni.
Il tempo materiale è un romanzo crudele e commovente, che fotografa il nostro paese nell'attimo in cui perse definitivamente l’innocenza; il racconto di una generazione che, nell'incessante rielaborare la propria esperienza, ha sempre rinviato il momento del dolore. Perché il tempo materiale è anche il tempo mancante, quello in cui si sarebbe dovuto amare, e non lo si è fatto.
L’autore. Giorgio Vasta è nato a Palermo nel 1970. Editor e consulente editoriale, insegna scrittura narrativa presso diversi istituti tra i quali la Scuola Holden e lo IED di Torino. Dal 1999 è stato curatore e poi direttore della collana di saggistica Holden Maps di Rizzoli. Ha collaborato come editorialista alla trasmissione Atlantis (Radio2 Rai) e fa parte della redazione di Nazione indiana. È ideatore e coautore di NIC. Narrazioni In Corso. Laboratorio a fumetti sul raccontare storie (Holden Maps/Rizzoli, 2005).Ha curato l'antologia di racconti Deandreide. Storie e personaggi di Fabrizio De André in quattordici racconti di scrittori italiani (Bur 2006) e nel 2007, con Edoardo Novelli, il libro fotografico di Alberto Negrin Niente resterà pulito. Il racconto della nostra storia in quarant'anni di scritte e manifesti politici(Bur). Un suo intervento è stato pubblicato nel volume Best off 2006, un altro nell'antologia I persecutori (Transeuropa 2007) e uno in Voi siete qui (minimum fax 2007).Sempre per minimum fax ha curato l'antologia Anteprima Nazionale, edito nel 2009.

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