Il ricordo dell’artista Daniela Romana

Pierfranco Bruni: “La sua arte era quella mongolfiera che si incontrava con il veliero nei cieli delle nostalgie e custodiva i segreti e il sorriso dei personaggi tra i colori e i sogni in una partitura di tinte”.

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Il Centro Studi e Ricerche “Francesco Grisi” rende omaggio a Daniela Romana
Molto vicina agli ambienti del Sindacato Libero Scrittori Italiani

 

Il Centro Studi e Ricerche “Francesco Grisi”, diretto da Pierfranco Bruni, ricorda con commozione e dolore Daniela Romana. L’artista scomparsa portandosi nel cuore la ricchezza delle immagini e la fluidità delle tinte che restano un inciso nel recupero della contemporaneità. Ci sono ricordi che restano a segnare una vita.

“La scomparsa dell’artista Daniela Romano, sottolinea Pierfranco Bruni, recita una solitudine nello spazio della partitura artistica dei nostri giorni e proprio ripercorrendo i colori, le luci e le forme dei suoi quadri si legge una nota di profonda malinconia. Un maestro nell’arte della “evanescenza” del volo di Pindaro come potrebbe essere definita con i suoi personaggi meta – realisti e le sue mongolfiere che “camminano” navigando nel vento e nel tempo. Sembrano portarci una essenza di sogni che oggi potrebbe essere interpretata come una assenza. Daniela era stata molto vicina agli ambienti di Francesco Grisi e del Sindacato Libero Scrittori. La sua pittura era molto amata da Grisi che ne aveva delineato un’immagine definendola come l’artista del volo”.

Un’artista che ha fatto dell’immaginario onirico un viaggio di vita non solo nella visione creativa ma anche nella vita.

“Ho avuto modo di presentare i suoi percorsi artistici in più occasioni, aggiunge Pierfranco Bruni, e ho scritto un tracciato sulla sua arte in occasione di alcune mostre che hanno attraversato il mare dei mediterranei possibili. Mi ha subito catturato la sua venatura di volo. Un volo che si cercava di catturare proprio in quei volti che guardavano fissi nel vuoto quando guardavano al di fuori di se stesso o in quei personaggi che affollavano, appunto, le mongolfiere. Una pittura mai conformista e sempre patinata da un intersecare il sogno con la non realtà. Perché la realtà è sempre al di fuori del colore stesso o della tavolozza che disegna l’impossibile perché il possibile, diceva Daniela, sta sempre nella vita. Forse per questo abbiamo bisogno di correre dietro le corde delle mongolfiere che disegnano vento”.

Il Mediterraneo è stato sempre un suo viaggiare tra i colori dei mari mai dimenticando l’esperienza e il sottile pellegrinaggio dell’anima nei circuiti delle poetiche europee. Conosceva molto bene le poetiche dell’espressività e dell’’impressionismo.

“Ho avuto modo di presentarla in una mostra al castello di Taranto nel 2004, ancora Pierfranco Bruni, con un catalogo ricco di motivazioni esemplari e il mare sembrava una parete dell’universo in quel dipinto che è il tessuto dell’anima. Ha speso tutta la sua vita per l’arte, per la pittura, per la ricerca della indefinibilità del sogno”.

“Dovevamo realizzare, afferma sempre Pierfranco Bruni, un libro di poesie con un immaginario delle sue fantasie. Era questa la promessa che ci eravamo fatti. Il mio mondo poetico con il suo mondo di colori. Mai nel razionale e sempre nel misterioso. Era questo che incantava e ci restituiva quel senso della creatività che è dentro la sua pittura. Una pittura come poesia. O una ricerca della poesia come leggerezza del mosaico. Un sogno appeso su una mongolfiera sospesa come un veliero della nostalgia. O meglio direi che la sua arte era quella mongolfiera che si incontrava con il veliero nei cieli delle nostalgie e custodiva i segreti e il sorriso dei personaggi tra i colori e i sogni in una partitura di tinte”.

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