Devozione a Maria del popolo calabrese

 di Domenico Caruso

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Nel mese di settembre di ogni anno, in numerosi centri della Piana di Gioia Tauro, si rendono grandi onori alla Madonna della Montagna.

L'animus popolare della nostra comunità predilige la figura di Maria.

Alla Madre Celeste sono dedicati i più celebri santuari - come quello di Polsi, meta di incessanti pellegrinaggi; alla stessa, con denominazioni diverse, è consacrata la maggior parte delle chiese del territorio calabrese.

Nel Comune di Taurianova abbiamo: a Radicena la Madonna della Montagna, a Iatrìnoli la Vergine del Carmine, a S. Martino Maria SS. della Colomba e ad Amato l'Immacolata.

«Nell'ottica religiosa i monti si ammantano spesso di un'aura sacrale. Quasi tutte le religioni hanno i loro monti considerati santi, in quanto luoghi privilegiati delle arcane presenze e dell'omaggio loro reso dagli uomini».

 

(Da: Alle soglie del cielo di R. Brunelli - Oscar Mondadori - 1992).

Anche nella multiforme origine dei santuari mariani, come nel caso della Vergine di Polsi, la montagna riveste un ruolo importante. Alla religiosità italo-greca si deve la costruzione dei nostri templi. Per raggiungere la maestosa statua policroma in pietra della Madonna da Muntagna arrassu (cosiddetta perché molto lontana), occorre inerpicarsi per le scoscese falde aspromontane prima di intraprendere la rapida discesa fino all'ampio fondovalle su cui si adagia lo storico Santuario.

«Chi ha parlato con le lacrime agli occhi con la Madonna e con il Bambino che tiene in braccio…», ha affermato a Taurianova nella sua relazione su Maria dell'aprile 2003 Padre Stefano De Fiores, «può dimenticare tutto nella vita, ma non potrà mai scordare quell'esperienza e quell'incontro! E chi può mai togliere dal cuore la nostalgia per quel luogo?

Io ricordo di aver visto da bambino le carovane che venivano dalla Piana. Dopo giorni e notti di cammino, una volta giunte in chiesa che cosa facevano? Percorrevano in ginocchio tutta la chiesa, le donne con le ceste in testa, cantando e parlando con la Madonna come ad una persona viva che conosce le sofferenze della condizione umana. Un fremito di commozione mi attraversava il corpo (mi rrizzicàvanu 'i carni!)… Poi il superiore dava il benvenuto e benediceva i fedeli con l'acqua santa. Quindi ci si confessava e si partecipava alla Messa. Dopo si andava nell'alloggio assegnato, si preparava da mangiare… e infine non mancava l'organetto e la tarantella… sempre in onore di Maria».

Fin dal 1600 le carovane raggiunsero Polsi, attratti dall'amore per la Santa Vergine, ma sarà mons. Del Tufo - vescovo di Gerace - a dare un nuovo impulso a questa verifica di fede verso la metà del XVIII secolo.

«Questo Santuario», ha scritto il nostro illustre latinista Francesco Sofia Alessio nella prefazione del suo poemetto Feriae montanae, «fu fondato al tempo di Ruggiero il Normanno, dopo che un pastore vide un torello genuflesso dinanzi ad una Croce greca, che si conserva ancora, e dopo l'apparizione della Vergine, che volle un tempio nella Valle di Polsi per richiamare intorno a sé i fedeli di Calabria e di Sicilia.

Innumerevoli sono i miracoli operati dalla Vergine della Montagna e le grazie concesse.

Nell'anno 1771, i Principi di Caraffa, ottenuta per intercessione di Maria prole maschile, si recarono al Santuario per ringraziare la Vergine, ma giunti presso Bovalino il bambino morì. I Principi, composto il corpicino in una bara, ripresero il viaggio con la ferma fede che la Madonna lo avrebbe restituito in vita. Entrati nel Santuario esposero sull'altare il cadaverino e cominciarono a recitare le litanie, e quando si venne all'invocazione Sancta Maria De Polsis il bambino aperse gli occhi e tornò in vita. La bara si conserva ancora nel Santuario».

Nella prefazione di Alessio si fa, infine, eco della tradizione della città natale: «Radicena è sotto la protezione della Vergine della Montagna. La sera del 9 settembre 1894, il simulacro della Vergine, esposto in Chiesa all'adorazione dei fedeli, alle ore 19, cominciò a muovere gli occhi in maniera prodigiosa e col pallore nel volto.

Mentre la Sacra Immagine si portava in processione per le vie della città, alla mezzanotte quattro raggi partirono dal disco lunare e formarono una Croce ben delineata nei suoi contorni e il fenomeno durò cinque minuti primi e fu osservato da diverse regioni della Calabria. Gli stressi miracoli operava la Madonna a Polsi che mosse i suoi occhi misericordiosi per ammonire i suoi figli dei disastri e delle guerre che seguirono da quel tempo in poi nel mondo».

La suggestiva effigie di Maria SS. della Montagna di Taurianova fu ordinata nel 1787, per sciogliere un voto, da un certo Don Vincenzo Sofia - benestante del luogo - a Michele Salerno di Serra San Bruno con bottega a Napoli.

Sistemata - quindi - dentro una cassa sopra un bastimento in partenza per Gioia Tauro, nel golfo di Salerno fu colta da una violenta tempesta.

Vani furono i tentativi dei marinai, ignari del prezioso contenuto, di sbarazzarsi del carico per alleggerire la nave ed evitare di andare a fondo.

Nel contempo un marinaio scorgeva, alta sul ponte, una signora con le braccia alzate nell'atto di placare gli elementi.

Cessate le onde e arrivati a Gioia Tauro, dove il Sofia l'attendeva, la cassa fu aperta. Incredibile ma vero, quel marinaio riconobbe nella statua della Madonna la signora intravista sul ponte!

Fu così che i Radicenesi sentirono la necessità di sostituire la miracolosa immagine con quella più antica offerta e importata da Capistrano nel 1763 dall'Arciprete Don Domenico Antonio Zerbi.

Il 9 settembre 1894 si verificò un nuovo prodigio: si videro gli occhi di Maria muoversi con singolare vivacità. Fu deciso - quindi - di portare la statua in solenne processione per le vie cittadine allorquando, in mezzo alla luna alta nel cielo, apparve una grande croce luminosa - come accadde a Costantino prima della battaglia sul Ponte Milvio. L'Alessio, testimone del tempo, così ha descritto l'evento:

Ecco nel ciel risplendere
misteriosa Croce,
nei rai di luna argentea
quasi di Dio la voce,
che grida ai volti pavidi:
"Perdon prometto e pace,
l'ira divina tace,
levate ogni timor.

Fra le tante virtù di Maria, prevale il suo spiccato senso di maternità.

Nel Vangelo l'abbiamo incontrata muta sul Calvario ai piedi di Gesù che parla e lascia a Lei come figlio Giovanni.

Poiché l'Apostolo prediletto rappresenta la Chiesa, si può fare totale affidamento sulla madre pietosa e misericordiosa.

Ogni fedele sente il bisogno impellente di ricorrere alla Madonna per intraprendere un lungo dialogo d'amore che dovrebbe culminare nella grazia:

E jeu no' mi movu di cca
se la grazzia Maria no' mi fa:
facitimmilla, Madonna mia,
facitimmilla pe' carità!

Per chi ha fede, la Santa Vergine esaudirà la preghiera.

Domenico Caruso da S. Martino di Taurianova (Reggio Calabria)
Nella foto: Effigie di Maria SS. della Montagna che si festeggia a Taurianova (Reggio Cal.) il 7 - 8 e 9 settembre di ogni anno.

2 Comments

  1. samuele
    bell'articolo, complimenti.<br />Purtroppo per esigenze personali, non sono potuto venire alla festa, poichè sono fuori paese, anche se sono residente a Taurianova.
  2. Domenico Caruso
    <strong>Grazie, Samuele!</strong><br />La nostra città ha proprio bisogno dell'intervento divino per la perdita di valori a cui si assiste.<br />Purtroppo, non è il caso di Taurianova, poiché il malessere è generale e non c'è angolo della Terra che si salva.<br />Dall'inizio del corrente anno, puntualmente, sulle pagine de "La Piana" di Palmi sto trattando i Grandi Temi: Il Dolore, la Morte e la Speranza.<br />Puoi trovare il periodico, gratuitamente, presso le biblioteche o i Comuni della nostra Piana.<br />Sarà la Speranza, alla fine, a sorreggerci. Ecco perché la gente ancora ricorre a Maria!<br /> Cordialmente.<br /> Domenico Caruso

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