Nella notte di Natale due pescatori si incontrano accompagnati da una stella tra il sacro e l’alchimia sciamana

di Pierfranco Bruni

Su una piazza pubblica. Affollata. Ma potrebbe anche essere un incrocio di strade con uno spazio a forma di cerchio. O di quadrato. Senza alcuna luce. In un paese chiamato Athsyu. Due pescatori di parole si giocano il tempo. È la notte di Natale.
Il primo pescatore si chiama Lakota. Ha una storia antica. Ha viaggiato per deserti lasciando ombre sulla sabbia e pieghe di emozioni lungo le strisce di cielo consegnate all’orizzonte. Sapeva leggere i tramonti, in giovinezza, e con gli anni ha abbandonato questo mestiere per dedicarsi alla lettura delle albe. Ma per anni il suo viaggio è stato tra le dune e il blu dei suoi sciallati costumi. Uomo del deserto. Appartiene alla famiglia degli uomini blu, ovvero dei tuareg. Si è perso tante volte e si è trovato sempre lungo i corridoi dei vento che sprigiona ondate di sabbia sui passi della profezia.

[GARD]

Il secondo pescatore si chiama Nuvola che non teme il Mare. Appartiene ad una antica famiglia che ha abitato le foreste e che poi si è trasferita lungo le coste, vivendo di mare e di acqua. Ha vissuto una vita tra porti, tra scogliere ed ha viaggiato a lungo, anche lui smarrendosi tra le alte maree e il vento d’altura. È un marinaio che ha lasciato segni in ogni città ed ha amato profondamente le donne del porto.
Lakota vive consegnandosi alla storia e custodendo ricordi, sogni, camminamenti e porta dentro di sé un antico amore che ritorna spesso tra i tramonti e le albe. Ha sempre vissuto per questo unico amore e per una donna di nome Luna di Fuoco. Nuvola che non teme il Mare, invece, è stato un amante imperfetto. Ha sofferto nell’inquieto scorrere dei giorni e ha trepidato per ogni donna consegnata alle ferite del suo cuore. Ma anche lui è rimasto affascinato dal mistero di una donna che ha sempre chiamato Donna Sorgente.
Questi due personaggi hanno camminato, il primo, e hanno viaggiato, il secondo, mai incontrandosi se non in una notte di Natale. Entrambi hanno cercato di seguire una stella ma non sono dei Re Magi e seguendola o inseguendola sono giunti al centro di una piazza. Ma non so, a dire il vero, cosa è poi il vero?, se hanno seguito o inseguito la stella o sono stati catturati dalla stella. Forse è stata la stella ad afferrare i loro destini.
Allora. Notte di Natale. Un silenzio ovattato. Si sprigionano i sensi.
Lakota continua a vestire di blu e negli occhi si porta il trasparente granitico sguardo della sabbia. Nuvola che non teme il Mare ha addosso salsedine ed ha uno sguardo che sembra una bussola ma il colore degli occhi sprigiona una profonda malinconia. Tutta la sua vita è stata una malinconia. Si osservano, si fissano negli occhi, restano immobili. Sembrano affidarsi in un duello senza scampo, duellano misurando il tempo nello spazio degli imprevisti.
“Non so chi ci ha condotto in questa piazza, dice Lakota, ma siamo giunti puntuali ed è come se fossimo arrivati spinti dalla forza della natura. Tutto è natura. Tutto è spazio. Perché in questa notte? La notte di Natale. Gesù sta per nascere. E noi siamo qui. Perché dobbiamo disputarci il tempo? Il tuo tempo è il mio tempo?”.
E Nuvola che non teme il Mare risponde: “Io sono cristiano. Come te ho abbracciato tutte le eresie. Ho cercato di capire il Cristo della Resurrezione ma mi sono sempre fermato al Cristo della nascita. La rivelazione è una illuminazione che non cerco. Voglio essere cercato dalle parole dell’illuminazione anche se sono considerato un pescatore di parole”.
Lakota: “Noi siamo pescatori di parole. C’è un mistero che mi inquieta. Come siamo giunti qui, io e te, questa sera? Tu vieni da molto lontano ed hai navigato i mari e i naufragi ed io sono distante tra un vissuto di terre desolate e i deserti che invadono il giallo rosso dei miei tormenti. Non dovrò più pormi questa domanda. Lo so. Non ci si interroga davanti a ciò che consideriamo mistero. E proprio nella notte in cui nasce il Cristo noi ci disputiamo il tempo”.
Nuvola che non teme il Mare: “Ma quale tempo? Io non mi porrò mai il problema del tempo. Agostino è sufficiente. E pure Pascal e anche gli altri. Quelli che sono venuti dopo. Da Bergson a Zambrano sono un andare oltre senza pause tra gli intagli delle parole. Ma c’è un tempo che mi incuriosisce ed è quello che si intermezza tra la nascita e la rivelazione e la resurrezione. La notte di Natale è la profezia della passione di Cristo”.
Lakota: “Ognuno di noi è lacerato dalle passioni. C’è, comunque, la grande Passione che è fatta di sacrificio, sofferenza, dolore e resurrezione. Ma non credere che nel nostro quotidiano non ci siano le quotidiani passioni. Il tempo è dentro questa piega che fa del nostro essere un segno impercettibile, a volte illeggibile ma sempre presente pur nella inafferrabilità. Vedi, è notte. Siamo in una piazza. Abbiamo trovato anche acceso un fuoco. Ci sono echi. Io li sento. Giungono dal deserto…”.
Nuvola che non teme il Mare: “No, giungono dal mare. O forse giungono sia dal deserto che dal mare e qui in questa piazza si ritrovano come una unica eco. Tutto si ritrova nella notte di Natale. Tu con la tua certezza da eretico, io con i miei dubbi da profeta del mare che aspetta una chiamata. Tu che misura i granelli di sabbia stabilendoti un metodo per ogni caduta di granello. Io che non riesco a stringere l’acqua e mi illudo che ogni goccia possa contenere tutti i mari possibili. Però siamo qui per disputarci il tempo…”.
Lakota: “Veramente crede che dobbiamo giocarci il tempo? O forse siamo stati destinati a farci lacerare dal tempo? Io porto il deserto in me. Tu porti il mare. Sia il mare che il deserto conoscono il tempo? O meglio conoscono la misura del tempo? Io e te conosciamo, invece, le stagioni e con le stagioni i colori. Forse ogni colore corrisponde ad una onda di tempo. Questo può essere vero. Ma non abbiamo calendario, ore, lancette, numeri. Abbiamo l’attesa. Ma l’attesa potrebbe essere già tempo?”.
Nuvola che non teme il Mare: “Noi restiamo in attesa. Vero. Ma sappiamo ascoltare. Ci mettiamo in ascolto. Tu hai perduto, lungo i tuoi camminamenti, la clessidra, anzi si è rotta e lo so, ed io non ho più la conchiglia che si lasciava penetrare con le sue voci e suoi rumori. Ci è rimasto il cielo. Per te e per me dovrebbe essere lo stesso cielo. O forse no. Il mio mare lo porto dentro di me come porto dentro di me gli occhi penetranti della mia Donna Sorgente. È dentro di me, con tutta la sua misteriosa grazia e continuerà a parlarmi di lacerazioni e di dolori ma anche di segreti e di intrecci”.
Lakota: “Io ho dentro di me non più timori. Vivo vivendomi. E la mia Luna di Fuoco non è solo un ricordo perché il ricordo scompare se lo lascia scorrere come sabbia. Il ricordo è nella mia pelle, nel mio corpo, nei miei capelli. Tutto questo può consumarsi nel tempo? Il tempo è sempre al di là di noi? Vedi, questo fuoco si alza con le sue fiamme e punta il cielo in questa notte. È come se cercasse la stella che ci ha condotto qui. Noi siamo pescatori di parole. Lo siamo stati e ora custodiamo queste parole nella notte di Natele per dire che tutte le parole e tutto il tempo possibile e impossibile non conoscono nome. La nascita di Cristo è una passione inarrestabile”.
Nuvola che non teme il Mare: “Una passione inarrestabile, certo. Perché Cristo non può vivere il tempo. È nell’infinito che si intreccia con l’eterno ma è quel personaggio che porta l’amore. Quando c’è l’amore non può esserci il peccato, quando l’amore trionfa non può esserci la richiesta di perdono perché il perdono è nella teologia e noi, invece, siamo nel mistero, nella sacralità dell’amore, nella sacralità di due corpi che si cercano e si amano e si tramandano futuro. Cristo non è passato, non è presente, non è futuro. Cristo è. Quindi non vive nel tempo. Ti dirò di più: non conosce il tempo. Dove c’è il tempo non c’è Cristo. Hai mai pensato ad una riflessione del genere? E noi siamo stati portati qui per giocarci il tempo? Io non mi gioco alcun tempo. Se tu vuoi posso anche darti la partita vinta. Mi ritiro e mi pongo non in attesa ma in ascolto”.
Lakota: “Cosa facciamo allora? Trasgrediamo chi ci ha condotto fino a qui? La stella?”.
Nuvola che non teme il Mare: “Io sono qui e mi metto in ascolto del fuoco, della luna e ripenso al mio mare e ai miei viaggi. Non ho bisogno del tempo. Ascolto le parole della nascita e chiedo al mare di svelarmi misteri custodendo sempre i segreti”.
Lakota: “Ma anch’io non sono interessato a questa partita. Il falò è un crepitio di stelle luminose. Ci sono distanze. Cerco di vivere non più il tempo ma lo spazio che mi lega al bisogno di rivelazione. La stella? È stata una sfida, posso dirti che ci ha sfidato. Noi non sapevamo ma la stella ci ha condotto qui pensando ad una nostra battaglia. Ma sul tempo non possono consumarsi guerre. La stella… Che meravigliosa luce. E Cristo? In questa notte di Natale la passione è una rivoluzione e la piazza è il teatro delle recite incompiute…”.
Nuvola che non teme il Mare: “Siamo due pescatori di parole? O forse siamo due viaggiatori di pensieri? Non mi stupisce il fatto che ci siamo incontrati qui. Nella notte di Natale. Non ho meraviglia di nulla. Ormai. Mi catturano i segreti. Cristo è un segreto? No. Resta però un mistero. La sua nascita è una rivelazione più potente della sua Passione. Più della Croce. Tutto ciò che si muove intorno è dialettica che coinvolge la teologia delle chiese. Io sono senza chiesa. Mi penetra il dubbio. L’incanto è una alchimia. Niente dò per scontato. Anche se sono dentro la linea del destino. E il tempo non mi interessa. Perché? A quale tempo dovrei appartenere? Sono qui, in questa piazza dell’infinito, a celebrare la polvere delle onde. E ascolto le onde anche se sono distanti mille echi. Questa polvere che ha parola e acqua è dentro di me. Resto con il mio silenzio. A contemplare gli occhi della mia Donna Sorgente. Forse smetterò di intrecciarmi nella pazienza. Cristo, in questa notte accompagnami nel canto dell’amore”.
Lakota: “Domani. Ai primi bagliori partirò per il mio deserto. Sono arrivato in questa piazza per vivere l’indecifrabile pensiero. Camminatore di pensieri. Nella notte di Natale recito le mie preghiere indiane. La mia Donna Foresta o la Luna di Fuoco danza intorno al falò. Il mio popolo ha sotterrato l’ascia. Tu riparti per i tuoi mari. Io entrerò nella mia tenda. Ma la stella che mi ha condotto sino a te è un segno di profezia. Il mio incontro con te non finisce qui. Tu lo sai ed io lo so. In questo paese ci si ritrovati. Siamo giunti come pescatori di parole e ripartiamo come naviganti di pensieri. Ma in tutto ciò perché la presenza di Cristo? Noi apparteniamo al destino degli sciamani. Siamo stregoni. Voci nelle magie, nelle alchimie, nei miti, negli archetipi che recitano la vita e l’oltre. Ma siamo al di là del tempo. Pescatori, naviganti, giocatori di tempo. Sconfitti e ritrovati. Ma anche dentro di noi Cristo è uno sciamano che prega nel sortilegio delle lune ferite e viaggia con le vele spiegate. Cosa ci chiederemo ancora… Siamo nella magia. E nel sacro”.
In un paese chiamato Athsyu due personaggi di nome Lakota e Nuvola che non teme il Mare si salutano. Senza abbracci. Senza più parole. Il loro sguardo è un inciso di vento e di terra. Il fuoco continua ad ardere. La piazza si spopola. Il centro resta un cerchio. Un girotondo.
È ancora notte. Notte di Natale. Il gioco è finito. Anzi non è mai cominciato. Se in una notte di Natale due popoli si contendono il tempo i guerrieri delle parole accettano la sfida.
Le parole sono nel tracciato del sogno che indica la voce che giunge da lontano come un passato che non esiste e un’attesa che dovrà essere nel dono che arriverà. Due pescatori. E ascoltano.

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