Calabria, il presidente Berlusconi riaccende la speranza

di Vincenzo Pitaro

«Prometto maggiore impegno da parte del mio governo a favore della Calabria»!
Ha detto così il premier Silvio Berlusconi durante la conferenza-stampa che ha preceduto lo straordinario Consiglio dei Ministri tenutosi a Reggio, nella storica mattinata del 28 gennaio 2010. Parole che, a dire il vero, però avevamo già sentito, in altri tempi, anche da qualche suo predecessore. Il presidente Berlusconi, comunque - diciamolo pure, con la massima franchezza - è fatto di tutt’altra pasta: è riconosciuto dalla stragrande maggioranza degli italiani come una persona di parola e, per questo, soprattutto noi che lo conosciamo e lo stimiamo da sempre, non abbiamo alcun motivo per non credergli.
Questa gloriosa e tanto bistrattata regione, caro Presidente, ha veramente bisogno di un’attenzione particolare da parte del governo centrale. Cosa che, purtroppo, dall’avvento della cosiddetta «Seconda Repubblica» (o dei tempi supplementari della Prima) purtroppo non è mai avvenuta.

La Calabria, inutile dirlo, negli anni si è trasformata in una vera e propria fabbrica di scontentezze, senza che nessuno (caso strano!) sentisse il dovere di «alzare un dito», seriamente, in suo favore. Anzi, spesso, sono piovuti persino tagli e provvedimenti che l’hanno ulteriormente penalizzata.
Peraltro, se riflettiamo un po’, non è difficile accorgersi che, in questa parte del Paese, i cervelli tendono ancora ad emigrare o perlomeno a nascondersi con la stessa rapidità con la quale si svuotavano le aule parlamentari quando si trattava di emanare qualche provvedimento favorevole per la nostra regione.
Tornare ora a discutere sulle cose, significa anche uscire dalla logica delle «lobbies» che, ancora oggi, tagliano orizzontalmente partiti, sindacati, ecc., fino a determinare una sorta di clima calcistico, per cui chiunque parla lo fa a nome della squadra con lo scontato dissenso degli avversari. In questo clima (che definiremmo sudamericano se il termine non fosse stato usato per ben più scottanti considerazioni) non soltanto le idee non camminano, ma muoiono prima di nascere e sul campo restano – come le lattine vuote negli stadi, al termine della partita – gli slogan della demagogia e i mosaici delle clientele che, in comune, hanno solo la «straordinaria virtù» di produrre voti.
Quando si pensa di riaprire seriamente un qualsiasi dibattito sui contenuti, sulle proposte, sulle idee, che si riferiscono ai grandi temi della questione Calabria, è sempre una cosa positiva, ben gradita da tutti quei Calabresi che - per natura - non si rassegnano, da quella Calabria che non china il capo ma intende voltare pagina, porre rimedio agli errori del passato, cambiare definitivamente. Che dire? I tempi sono maturi e legna da ardere ce n’è abbastanza. Speriamo bene.

www.vincenzopitaro.it

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