Articolo dedicato a tutti coloro che sono stati costretti ad abbandonare la propria terra senza farne più ritorno.
Un Paese, che si è trovato sempre dalla parte sbagliata, racconta il vecchio, accarezzando un lupo accucciato tra le sue gambe. “Quella dei poveri e dei vinti”.
Una terra, la Calabria, dalla quale sono passati tutti, “greci e romani, arabi e normanni, svevi e angioini”.
Dopo la forzata Unità d'Italia (non certa voluta dal Sud Italia) il nuovo governo piemontese riunitosi a Torino da Re Vittorio Emanuele II, constatato che le casse erano vuote,
indebolite drammaticamente anche dalla intrapresa guerra di conquista, decide per prima cosa di prosciugare le ricche casse del Banco Nazionale delle Due Sicilie (grazie alle rimesse degli emigrati meridionali sparsi per il mondo), per coprire i debiti dei Savoia.
L'operazione di incameramento equivalse a ben 443 milioni di Ducati-oro, all'epoca corrispondenti ad oltre il 60% del patrimonio di tutti gli stati pre-unitari messi insieme)
Succesivamente si è assistito alla spavalderia dei conquistatori piemontesi, i quali avevano fatto occupare i beni demaniali e i latifondi da nuovi proprietari.
Poi si è assistito alla chiusura delle manifatture meridionali non più protette dai dazi dello Stato del Sud, come l'industria del baco da seta, l'industria cantieristica navale e dei trasporti, capace di prestigiose realizzazioni (la prima ferrovia italiana fu realizzata nel Regno meridionale), e al massicio trasferimento al nord di tutte le industrie fiorenti del Meridione.
Il piano di distruzione dell'economia meridionale da parte del Piemonte trovò un altro bersaglio nello stabilimento di Pietrarsa, le cui officine metallurgiche furono gradualmente smontate e portate a Terni (che infatti da allora diventa città metallurgica).
È documentato un episodio di vera e propria repressione militare delle proteste degli operai inermi, che furono attaccati da un reparto di bersaglieri, con molti morti e feriti dalla parte dei dimostranti.
Mentre l'industria meridionale veniva smantellata, fu reintrodotta la tassa sul macinato, cioè sul pane, che era l'elemento essenziale per la sopravvivenza dei poveri.
Fu introdotta una tassa sul sale e sui tabacchi, che allora la Sicilia esportava in tutto il mondo, introducendo il Monopolio di Stato.
Si ebbero quindi, come del resto in altre parti d'Italia, sommosse popolari dei ceti affamati, che furono ferocemente spente dai soldati “piemontesi” calati nel meridione, in 80mila (solo in Calabria e in Lucania), nel 1863 per sedare la rivolta poco dopo l'Unità d'Italia e la caduta dei Borboni. Un caos e un massacro....
"E si fucilava, e si impiccava, e si seppellivano vivi i contadini poveri chiamati briganti, e si torturavano bambini, si stupravano donne, si rubava nelle case, nelle chiese, nei conventi, nelle banche, negli appalti e si chiudevano le fabbriche del Sud e se ne aprivano di nuove al Nord, e si svaligiavano gli archivi, le pinacoteche, le emeroteche, le biblioteche, e si chiudevano i giornali di opposizione, si costringeva il bestiame a non rifocillarsi, si costringevano le pecore a non brucare, le donne a non partorire, i contadini a non coltivare più i campi, i caprai a non produrre più formaggi, si bruciavano i raccolti, si costringeva i montanari a scoperchiare le loro case, a bruciare i pagliai, e si riempivano le prigioni di manutengoli, di parenti dei briganti, dei loro figli e la terra si ingrassava per i troppi morti, e i ricchi diventavano sempre più ricchi." Questa fu la libertà che i Savoia portarono al Sud.
Il generale piemontese Sacchi ammetteva che i suoi sottoposti praticavano illegalmente la desertificazione della Calabria con il terrore, proprio come 50 anni prima usava fare il generale francese Manhés.
Mai il Sud sparse tanto sangue come nel periodo tra il 1860 e il 1872, per dati e approfondimenti si rimanda all'articolo Eccidi di Calabria.
Dopo aver portato alla fame la popolazione meridionale, si è assistito prima ad un feroce sterminio di massa e poi per chi è rimasto vivo è stato costretto a subire il più grande esodo che l'Italia abbia conosciuto, interi paesi furono abbandonati, intere generazioni segnate per sempre, uomini e donne destinati a non rivedere mai più la loro terra e i loro padri,
tutto pianificato dai vari governi italiani che stringevano accordi con paesi come Svizzera, Belgio, schiavi meridionali in cambio di materie prime, lavoro italiano (anzi centro - meridionale) in cambio di carbone a basso costo per le industrie del triangolo Torino-Genova-Milano, la locomotiva dell'Italia unita.
Il patto che il governo italiano ha fatto con quello belga (e con altri Paesi) è del tipo schiavistico: nessuna garanzia per la sicurezza del lavoro, nessuna assicurazione seria sulla salute, sugli incidenti, sulla vecchiaia.
I soldi che gli emigrati meridionali riuscivano ad invivare alle loro famiglie rimaste nel Sud Italia, venivano dalla Banca d'Italia, destinati allo sviluppo delle aree del nord Italia.
Il duro lavoro dei tanti lavoratori emigrati provenienti dell'Italia Centro-Meridionale è servito per sviluppare molti Paesi, non solo l'Italia, ma nel contempo impoverendo ancora di più la propria terra natia.
La caduta del Regno delle Due Sicilie resta un momento deciso nella storia d'Italia, ma le forme che lo determinarono e soprattutto le scelte della monarchia,
dell'esercito e dei governi della nuova Italia furono ben lontane dall'assicurare la realizzazione di quegli ideali di unità della patria e di eguaglianza dei cittadini adombrati dall'idealismo di Giuseppe Mazzini e della generazione protagonista delle lotte risorgimentali.
Poi la prima guerra mondiale, dove milioni di giovani meridionali, furono inviati al fronte a combattere avvolte con le armi spuntate...senza farne più ritorno.
Poi arrivò il fascismo e portò al Sud i disoccupati del Nord. Riempirono la pianura pontina, bonificata dagli indigeni, di veneti, di friulani, di romagnoli.
La stessa cosa fecero con le terre bonificate della Sardegna e delle Puglie mentre costringevano i contadini meridionali a costruire strade in Etiopia ed in Libia, in Somalia ed in Eritrea, e poi milioni di morti per la seconda guerra mondiale.
Il boom economico italiano non è servito a rallentare l'emigrazione dal Sud, i mega progetti statali per il meridione, hanno solo alimentato la malapolitica, il malaffare e la criminalità, illudendo intere generazioni.
A 150 anni dall'Unità d'Italia, il Sud è più povero di 150 anni fa, con meno cervelli (in perenne fuga all'estero), con meno industrie, meno lavoro, meno legalità...meno Stato....mentre nel 2010 c'è chi canta...Italia Amore Mio!!



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