Il ruolo della donna alla luce dell’enciclica papale Caritas in Veritate

Davvero una bella riflessione, che volevo partecipare a tutti, quella che ho ascoltato nei giorni scorsi, a Catanzaro, sull’esperienza del femminile in rapporto all’amore. Infatti, promosso dalle associazioni Convegno di Cultura Maria Cristina di Savoia e Fidapa, in collaborazione con l’Arcidiocesidiocesi di Catanzaro-Squillace, si è tenuto nei giorni scorsi il convegno: Il ruolo della donna alla luce dell’enciclica papale Caritas in veritate. Sono stata invitata, come dirigente MCL per le pari opportunità, e ho volentieri partecipato perché credo che la Caritas in veritate segni una vera innovazione nel modo di intendere la socialità e il bene comune, e noi donne dobbiamo essere le capofila di quest’innovazione, perché a questo continuamente ci richiama il magistero, sempre più attento all’universo femminile.

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La riflessione di suor Italia La Rosa ha significativamente colto l’importanza del femminile all’interno dell’enciclica papale nella ricorrenza di alcuni termini-chiave: reciprocità, sussidiarietà, gratuità, e l’on. Rocco Buttiglione, presente al convegno, ha relazionato su come l’esperienza del femminile introduca all’esperienza dell’amore, nelle due forme della sessualità prima e della maternità poi , esperienze che sottraggono la persona alla solitudine: - E’ la relazione uomo-donna- ha spiegato Buttiglione- ad introdurre alla relazione “madre-figlio”, la quale non è la stessa relazione “padre-figlio”, ma è molto più vera perché il frutto del concepimento rimane nella madre, non nel padre. E quando il bimbo nasce non può entrare in nessuna relazione di mercato, vale a dire in nessuna relazione in cui ci sia un dare-avere, un reciproco scambio: il bimbo appena nato non ha nulla da dare, ma tutto da chiedere, ha bisogno di gratuità, quella gratuità che è la madre ad assicurargli. E i bambini- ha continuato l’onorevole- non nascono in un mercato, ma in quell’”utero materiale” che è la donna, e crescono in “quell’utero spirituale” che è la famiglia, dove però ognuno apprende “l’essere” a partire dalla madre, per cui la sfera della gratuità è più legata al femminile, mentre quella dello scambio è più legata al maschile. Infatti Froid ha spiegato come il bambino abbia bisogno di due insegnamenti che sembrano contraddittori: di sapere, cioè, che viene in un mondo nel quale egli è uno come gli altri, che c’è una legge che è uguale per tutti e che se la violerà sarà punito. Questo insegnamento gli viene fornito dal padre. Poi, però, il bambino ha bisogno di sapere che lui non è uno come gli altri, che è unico e irripetibile, e che anche se sbaglia sarà perdonato. Ed è dalla madre che gli viene questo insegnamento; la convergenza tra questi due saperi, il maschile e il femminile, garantirà al bambino di crescere in maniera equilibrata. Tutto questo si riflette nella società, che, allo stesso modo, sarà equilibrata e giusta nella misura in cui si attuerà la paritaria cooperazione tra il maschile e il femminile-.
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Anna Rotundo(in foto, con l’on. Buttiglione)

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