LACUS LUMINIS FLAMMANTIS

Itinerario spirituale in versi, costituito da trentanove concise composizioni in albanese e una in latino, con traduzione italiana.

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NOTA SU LINGUA E STILE
Questi versi si ispirano a una poetica dell'allusione e dell'armonia.

Il commento chiarisce ciò che, in testi dalla brevità sconfinante nell'aforisma, non a tutti può essere, di primo acchito, perspicuo, mentre gli accenti, che in albanese non si usa segnare, vogliono consentire un approccio meno imperfetto ai valori fonici dell'originale a quanti ne ignorano la lingua.
La traduzione non presume certo di rendere la già presente nel titolo trama di continui richiami e contrasti di suoni, le frequenti allitterazioni (26: lartas i stisur syri i rrosht' jashtriset - 27: bën botën buhua - 29: deh hon e ngreh, / fsheh hon e shkreh, dove la successione, anche immediata, di aspirate evoca la vastità dell'abisso - 39: qersingë, angos, i shpenguar - 39: e hap'sirës hajdheps), le forti paronomasie (7: Hyjin-hijen - 23: kullot-të kulluar - 38: përshkruaj-përshkrëndem), effetti particolari (10: nëpër kith të bërthongët / çap, il rumore ovattato dei passi nella nebbia), giochi di rime e consonanze (33: Balt' urrej, sharrnjej / per drit', got' e kristalt').

Il lessico dell'albanese standard viene ampliato con il ricorso all'arbërishte colta e popolare (ndomos se, ngallimë, pitabofë, shtëfros, serpos, qetëmi, mbrëndem, hivur, hilnar, flluhet, yej, yeme, i rrakën, monofill, ndorri se, vrundullerë, gërmë "grido", i stisur "fisso", buhua, skandresha, jonë "concento", vrëhet, errëbi, shkënd, ahjt, hatë, qersingë, angos, skolladhefër, hajdheps - in particolare, dal Lessico italiano e macedone del Chetta, 1779, sono tratti termini come mblom, përmishet, zmeksem, rroisem, jashtrisem, zdripem, piks "generare", metërthori, horë "armonia") e a termini dialettali dell'Albania (shollomotkë, ballje, mlutas "di nascosto", i bërthongët, pështjellcë, fërtymë, tëbanishtoj, zgamth, sharrnjej, opt) e della Kosova (skutohem, bruinë, i rroshtë, krajatë). Per bind di 1 si è tenuto conto delle ricerche del prof. Ruzhdi Ushaku dell'Università di Prishtina. Il llambadhe di 34 trova un antecedente sintattico nell'I zoì en tàfo della liturgia bizantina. La composizione n. 40 si richiama al Pange Lingua di S. Tommaso d’Aquino.
L'utilizzazione delle più disparate risorse lessicali, oltre che un'impronta panalbanese al di fuori di ogni limite spaziale e temporale, intende conferire ai versi, con l'uso di termini rari o desueti, un tono di sacrale solennità, consono all'impresa di dare impulso all'ala dell'anima nella tensione ascensionale.

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