Aspettando ancora Garibaldi di Gregorio Calabretta

Breve testo tratto dallo spettacolo "Aspettando ancora Garibaldi" di Gregorio Calabretta, che racconta i 150 anni di annessione ai Savoia

[GARD]

150 anni di annessione e150 anni di prosperità, lavoro, ricchezze.

Evviva commendatò!

Tutto il nostro benessere lo dobbiamo a chi decise di annetterci. Sì, perché, dopo il passaggio di don Peppino Garibaldi, le cose per noi cambiarono improvvisamente: al sud diventammo quasi tutti turisti! Milioni e milioni di meridionali potevamo finalmente vedere la Merica, la Sguìzzera, la Germania, la Francia. Prima chi avrebbe mai potuto immaginare di diventare ‘nu riccimènnu mericànu?

Nessuno commendatò!

E fu grazie ai Savoia che scoprimmo la Sila, le Serre, il mar Ionio, il mar Tirreno, i fiumi, i laghi, perché prima eravamo troppo impegnati a lavorare per goderceli.

Addirittura si dice che come uno di Torino s’affacciava alla finestra, vedeva intere masse di meridionali lavorare. Era un’esagerazione, commendatò! Infatti la voce che qua si lavorava tanto arrivò fino ai Savoia che subito mandarono a don Peppino ad annetterci. E Garibaldi ‘n’annettàu boni! Tanto a don Peppino bastava invitarlo a combattere e via: America, Europa, Nord, Centro, Sud: lui c’era: tirava fuori la spada e chi lo fermava?! Giustamente a scuola ci hanno sempre detto, e continuano a dire, che prima dell’Unità d’Italia noi meridionali eravamo poveri e ignoranti, il 90% non sapevamo leggere e scrivere. Eppure i Borbone già da tempo avevano istituito un’istruzione primaria completamente gratuita (ma questo a scuola non si dice!). Oggi il lavoro manca ed allora frequentiamo la scuola, così, insieme alla Basilicata, esprimiamo il maggior numero dei laureati in Italia, in proporzione agli abitanti.

Ed al nord? Il più basso.

  • ‘Na vota per uno commendatò!

Certo, la maggioranza prima dell’arrivo di Garibaldi lavorava solo per un tozzo di pane ma dopo Garibaldi manco quello c’è rimasto! Pare che grande merito di quell’Unità, appartenga a Cavour: il fine tessitore, il grande statista. Pare? E vediamo che si dice del Camillo, commendatò… Camillo Benso una sera del 1840 perse giocando a carte 30.000 franchi a Parigi; altri 60.000 li perse, qualche giorno dopo, giocando in borsa. Il padre Michele, se lo riportò subito a Torino maCamillo Benso però sentiva che era nato per gli affari.

  • E quand’uno se lo sente, commendatò, non c’è niente da fare.

Così il Benso penetrò nel moldo degli affari torinesi, entrando nel consiglio di amministrazione di tre compagnie che progettavano la linea ferroviarie Chambéry – Lione e Alessandria – Torino; ma fallirono tutte. Camillo però sentiva che gli affari erano il suo mondo e quand’uno se lo sente commendatò… Allora il Benso investì nelle fabbriche, Schiapparelli Rossi e C, mangime chimico, e nella Gaston Blondel e C., brillatura del riso, ma anche queste andarono male con grande perdita di capitali.

  • Ma come fece uno così a diventare primo ministro, fine tessitore?

  • Più o meno come ai nostri giorni, commendatò!!

Nel 1859, un anno prima della spedizione dei mille, il Regno dei Savoia, aveva debiti per 1 miliardo e 243 milioni delle vecchie lire, coi governi di Francia ed Inghilterra soprattutto. Camillo Benso suggerì al re Vittorio Emanuele d’incontrare il banchiere inglese Rothschild, che concesse un forte prestito ai Savoia ed in cambio fece un regalino anche al futuro ministro: una rendita di ben 37.500 lire annue. Non male per Camillo, dopo tutti i suoi fallimenti. Un omaggino, commendatò! Ai banchieri e governanti inglesi faceva comodo avere uno di fiducia in casa Savoia e… popt, ecco il ministro!

Cavour fu subito alle prese coi debiti del Regno che solo d’interesse ammontavano a 56 milioni di lire all’anno, una voragine che i 4 milioni di abitanti di Piemonte, Liguria e Sardegna, non avrebbero mai potuto compensare da soli. Così, Cavour donò Nizza e Savoia ai francesi, saldando con loro i vecchi debiti. Tanto, due città in più, due città in meno… e poi mica erano di Cavour… Sciò, via, ai francesi!

  • E agli inglesi?

E no, commendatò, quelli vollero solo i soldi ed in più, il controllo del Mediterraneo: il Regno delle due Sicilie: ecco dove andare a prendere i soldi, per gli inglesi, commendatò!

Così in quattro e quattrotto 1160 Garibaldini si imbarcarono il 5 maggio del 1860 su due navi a vapore, il Piemonte ed il Lombardo ( imbarcazioni ed il viaggio completo, furono finanziati dagli inglesi, ma che non vi scappi con nessuno, commendatò perché lo sanno tutti ma non si non si deve dire) e dopo 6 giorni arrivarono a Marsala, sbarcando quasi tranquillamente. Solo due lievi feriti.

Forse sono caduti da soli supa ‘u ponta da nava, non si sa, perché né dalla marina, tantomeno dall’esercito dei borbone, fu impedito quello sbarco. Solo qualche sparo in aria, commendatò. Forse era periodo da’ passata delle passere. Si sa solo che di comandanti dei Borbone poi divennero generali nell’esercito dei Savoia ed ebbero riconosciuta la pensione di generale a vita. Si disse che gli inglesi avessero corrotto quei signori. Mah, se ne dicono tante, commendatò.

Si sa pure che ci furono più morti nella lotta al brigantaggio che in tutte e tre le guerre d’indipendenza messe assieme. Ma erano rivoluzionari, non briganti, commendatò. Dal 1860 al 1870 avemmo oltre un milione di morti, 54 paesi rasi al suolo, alcuni con vecchi, donne e bambini, bruciati vivi; e ben 500 mila prigionieri politici.

I Savoia impiegarono in questi dieci anni 500.000 soldati, quanti gli americani nel Vietnam, commendatò!

E non date retta ai libri di scuola! Figuratevi che la prima mossa di Cavour fu di nominare Michelangelo Castelli, suo fedele amico, come viglilante di tutte le pubblicazioni del regno: nessuno poteva raccontare un’altra storia, né parlare dei fallimenti del nostro amato Benso.

La sconfitta più grande per noi meridionali, e calabresi soprattutto, causata dall’Unità d’Italia, è stata la perdita della propria identità culturale, di quel senso di appartenenza che rende gli uomini orgogliosi della propria terra. Vi sono due modi per cancellare l’identità di un popolo: il primo è quello di distruggere la sua memoria storica; il secondo, quello di sradicarlo dalla propria terra per mischiarlo con altre culture.

Noi meridionali li abbiamo subíti entrambi, commendatò.

“In noi - scriveva Leònida Rèpaci - dovrebbe sempre prevalere l’orgoglio di appartenere ad un popolo che ha ininterrottamente sopportato enormi sacrifici e che ha saputo esprimere grandi uomini”.

Bene inteso noi siamo contenti di essere italiani e non sapremmo vederci diversamente! Guai a chi ci tocca la nazionale, la rai, canale 5; guai a chi ci tocca Sky, commendatò.

Noi, siamo stati un popolo pacifico, forse troppo e non abbiamo mai aggredito nessuno, anzi dovremmo sopportare meno chi continua ad insultarci. Invece stiamo zitti, anche difronte agli idioti perché per noi pure gli idioti sono sacri, purchè siano del nord!

Non so se è capitato d’incontrare, pure a voi commendatò, un milanese o un torinese palesemente cretino.

Ebbene per noi meridionali non può essere, perché al massimo è un cretino di Torino o di Milano, che è sempre più intelligente di uno di qua!

E allora stiamo tutti zitti, sss, muti ad ascoltare gli insulti di Bossi & C. Ma perché la nostra classe politica non dice niente? Forse perché quelli della Lega hanno ragione? No, è che i nostri politi qua non hanno mai politicato. Non sono come Cavour, commendatò, i nostri politici non se lo sentono e quando uno non se lo sente, non c’è niente da fare.

Così, commendatò, qua restiamo fermi, magari affacciati alla finestra, e “Aspettiamo ancora Garibaldi”.

BIOGRAFIA
Gregorio Calabretta è nato a Stalettì il 29/02/1960 da due braccianti agricoli, Francesco e Voci Rosa, che gli hanno trasmesso la virtù degli onesti, il rispetto per i più deboli, l’abitudine al sacrificio nel compiere il prorio dovere nel lavoro, il valore e la bellezza dell’umiltà, sia etica che estetica. Sposato con Tina Coppola, ha due figli Francesco e Andrea. Diplomato magistrale ed Isef, quindi insegnante di eduzazione fisica e maestro elementare. Nell’attività teatrale è un autodidatta, avendo studiato per proprio conto senza frequentare nessuna scuola specifica, se non un corso di dizione a Cosenza tenuto da Franco Monaco, una delle voci italiane più belle. La sua attivià teatrale nasce come autore prima, e, dopo come regista e attore. Nel 1994 crea La Compagnia Teatrale di G.Calabretta e nel 2000 “Il Teatro Studio Mediterraneo, con cui ha prodotto e distribuito i suoi spettacoli che lo hanno visto protagonista in tutta la Regione. E’ uno dei promotori nell’apertura di un piccolo teatro a Stalettì, “Il Palcoscenico” e del “Piccolo Teatro d’Arte” a Montepaone. Cura la direzione artistica di 12 stagioni teatrali: cinque a Stalettì, una a Montepaone Lido “Luci sul Palcoscenico”, due a Satriano Marina “Teatro in Famiglia”, tre nel Supercinema di Soverato, “Soverato Teatro del Mediterraneo”, una al Teatro Comunale di Soverato “Incontriamoci a Teatro”. Tanti i Laboratori allestiti e diretti in diversi Comuni, per Enti, Istituti e Scuole della Calabria, tra questi anche uno nell’Istituto Penitenziario di Catanzaro-Siano, con l’allestimento dal 2001 ad oggi di sei spettacoli teatrali rappresentati dagli ospiti del carcere. Ha ricevuto diversi riconoscimenti e premi, ma quello più gradito è l’affetto di un pubblico che lo segue ininterrottamente dal ’93.
Dal 1993 ad oggi ha scritto e messo in scena 27 spettacoli, tra drammi, commedie, monologhi ed adattamenti.

’94 Carca oja e carca domana
’95 Quasi quasi mi spusu
’96 Una famiglia quasi normale
’97 Tutte queste miserie (poi Raffaelino)
’98 Per sé o per gli altri
’99 ‘U prezzu do’ bisògnu
’01 L’avaro arde (liberamente tratto da “L’avaro” di Molière)
’02 Tracce ( liberamente tratto da “I sommersi e i salvati” e da “Se questo è un uomo” di Primo Levi)
’02 Quando andavamo a piedi (recital con brani tratti da C.Alvaro, F.Perri, F.Seminara, S.Strati, L.Repaci, P.Crupi)
’03 Mio fratello Pompilio ( ovvero Se si potesse tornare indietro)
’04 Un malato per marito
’04 La notte dei pastori (liberamente tratta da “La cantata dei pastori”, di A.Perrucci)
’05 Ohi Marì
’05 Le maschere incantate
’06 Il terzo giorno
’06 Nel silenzio una luce (Concetta Lombardo)
’07 Servi si nasce
’07 Elie e Lisl (Memorie dalla Shoa)
’08 Quasi quasi gliela combino
’08 Ho incontrato Mamma Nostra (La Madonna di Bivongi)
’09 Sberto dalla nascita
’09 Michele Rua (tutto a metà con don Bosco)
’09 Essere o non essere (adattamento da Shakespeare)
’09 La dodicesima notte (adattamento da Shakespeare)
’09 Quando matura il grano
’10 Oggi come ieri
’10 Un calabrese in Calabria

Per il teatro dei ragazzi:

’93 Piccoli ma grandi
’95 La favola di Spatrunatello
’96 Il regno dei Ciuciurrùni
’97 Grazie Sofia
’98 Quando sospira il presepe
’99 Il colore della timidezza
’00 La rana e il bue; La mosca ( liberamente tratte dalle “Favole” di Fedro)
’01 Si salvi chi può
’01 La Consistenza dell’essere (dalle “Lezioni Americane” di Italo Calvino)
’03 Spaccato sono (da “Carca oja e carca domàna”)
’05 La scatola della vita (da “Tutte queste miserie”)
’06 Un burattino di nome Pinocchio (tratto da “Pinocchio” di C.Collodi)
’10 Oggi come ieri

Da: http://www.gregoriocalabretta.it/Blog.html

1 Comment

  1. carmen
    <strong>vivi complimenti</strong><br />1200 KM attraversati più volte, in poco meno di un'ora,per cui però ci sono voluti 150 anni di storia!complimenti

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