Il tema occupazione non deve essere dribblato.

La Centrale a carbone di Saline può essere una reale opportunità per lo sviluppo dell’area grecanica e per i suoi abitanti. Preoccupa molto un no politico preconcetto che ancora una volta non pone l’occupazione tra le priorità.

È estremamente imbarazzante che il Consiglio della Regione Calabria si liberi del progetto della centrale a carbone di Saline Joniche, in quattro e quattr’otto, con una mozione approvata con un no preconcettuale. Un no che sembra più la voglia di mettere fine ad uno scomodo fardello piuttosto che motivo di edificazione e di dialogo per la classe politica calabrese, classe dirigenziale di una terra dalle poche opportunità. E non sono esenti da contraddizione le dichiarazioni del Governatore Scopelliti che parla di “sviluppo che nasce dal basso” e, in riferimento al progetto SEI, di “una realtà inutile a meno che non ci convincano del contrario”.

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Da quale “basso” dovrebbe nascere lo sviluppo? E chi dovrebbe persuadere chi della validità del progetto? È noto a tutti che la situazione occupazionale è gravissima in tutto il Paese e particolarmente drammatica nelle nostre aree meridionali. È stato presentato nei giorni scorsi, presso la Curia arcivescovile di Reggio, il decimo rapporto della Caritas italiana sulla povertà dal titolo “In caduta libera” che ha fatto emergere una situazione assai preoccupante per la Calabria intera. Eppure, anche di fronte alla necessità impellente, da parte di tutta la nazione, di impegnarsi per riattivare un volano di sviluppo, per attrarre capitali anche stranieri, per creare le condizioni di rilancio economico e produttivo nella nostra regione economicamente disastrata, ci si prende il lusso di rifiutare un progetto da un miliardo e mezzo di euro che darà luogo a ricadute occupazionali enormi. La cosa più grave però è che lo si fa senza preoccuparsi di esaminare l’iniziativa in tutti i suoi aspetti. Perché?
Dando per scontato, checché se ne dica, che non c’è nessuno che baratterebbe la salute con il lavoro, né i cittadini, né i sindaci e neppure la SEI, perché esiste un’ambigua manovra per tenere all’oscuro il territorio delle informazioni necessarie affinché TUTTI capiscano? L’uso della demagogia per “accaparrarsi” qualche consenso elettorale a sacrificio del confronto è cosa a cui siamo “abituati”, ma il rifiuto per ogni forma di valutazione di un progetto di questa portata, fa venir fuori poco interesse per la propria terra e difetta la responsabilità che dovrebbe essere elemento caratterizzante di chi amministra le istituzioni. Certo è più facile cogliere un applauso utilizzando campagne pseudo-ambientaliste piuttosto che dedicarsi con impegno alla valutazione delle reali opportunità offerte dal progetto e dei vantaggi di cui il territorio potrebbe realmente beneficiare, rendendosi pertanto promotori di un processo di partecipazione democratica nella costruzione del futuro della Calabria. Sembra che l’occupazione, che non c’è, continui ad non impensierire la maggior parte dei politici nella convinzione di non dover rendere conto a nessuno.
Qualcuno però è stanco ed il conto avrebbe voglia di chiederlo. Il conto dei tanti progetti alternativi sbandierati per mesi e soprattutto all’avvicinarsi dell’una o dell’altra competizione elettorale; quei progetti campati in aria senza nessuna fonte concreta di finanziamento. Qualcuno vorrebbe chiedere il conto di una vocazione turistica tanto urlata, quanto inflazionata nel significato, quella vocazione turistica di cui tutti tanto parlano, ma che nessuno mai ne ha fatto l’arma vincente di riscatto per la Calabria, per i giovani e per tutte le famiglie calabresi. Dove sono nascosti questi progetti? Perché hanno tanto il sapore della “manovra politica” individualistica e partitocratica?
Se il progetto SEI ha ottenuto la valutazione di compatibilità ambientale da parte del Ministero dell’Ambiente ci saranno delle ragioni solide da tenere nelle dovute considerazioni. Sicuramente il Ministero ha ritenuto tale progetto rispettoso della normativa vigente e questo vuol dire che l’impatto che la centrale a carbone avrebbe sull’ecosistema jonico si mantiene al di sotto della soglia di guardia. Perché non fidarsi?
Da quanto appreso, nella centrale saranno impiegati centinaia di addetti, si è parlato di 1.500 unità in fase di costruzione e di 300 unità quando la stessa entrerà in regime. E l’indotto? È obbligatorio tenerlo in considerazione. Qualcuno è in grado di dimostrare che sono stati diffusi dati ingannatori?
La CO2? Si è sentito dire di gente convinta che la CO2 provochi addirittura leucemie e tumori vari; a questo punto una sola la conclusione: c’è chi in maniera spietatamente premeditata cerca di creare allarmismo e fa della CO2 un nemico da cui tenersi alla larga. Tutti (???) sanno però che la CO2 non è tossica né per l’uomo né per l’ambiente, semmai può influire sulle variazioni climatiche (in prospettiva millenaria) e per questo è oggetto di leggi internazionali e nella costruzione di una centrale a carbone, i progettisti, non possono non tenerne conto. Menzogna anche questa?
Possibile che gli svizzeri siano venuti qui perché avevano tempo da perdere? Possibile che siano venuti a proporre un investimento di tale portata, soprattutto PRIVATO, per prendere in giro i calabresi? Possibile che l’architetto Italo Rota abbia messo la sua fama mondiale a disposizione di un gruppo di “sprovveduti” che vogliono distruggere, col loro progetto, il mare, l’aria, i paesaggi e la gente calabrese? È possibile tutto questo?
Altro termine inflazionato: il buon senso. Adoperato talmente tanto come termine da non avere quasi più valore, perché buon senso sarebbe ammettere che i dati diffusi non possono essere falsi, che non possono rappresentare lo volontà di frodare un territorio “mortificato” investendovi del danaro proveniente dalle proprie tasche; buon senso sarebbe non lasciarsi imbambolare da chi dice che la Sei porterà a Saline sostanze tossiche e distruttive, Buon senso è anche essere convinti che non ci si può credere talmente furbi da riuscire a trarre in inganno un ente come il Ministero dell’Ambiente.
È da ritenere più tossico il clima di disinformazione e bugie che respiriamo piuttosto che le sostanze emesse in maniera controllata da una centrale a carbone che rispetterà l’uomo e l’ambiente in cui opererà.

La domanda è: perché tutto questo? Chi ha interesse a mantenere acceso uno stato di persistente assistenzialismo, di fallimento economico e occupazionale verso la popolazione, di depressione e stato di emergenza che diventa, per assurdo, elemento di quotidianità?

Un invito a tutte le classi politiche che hanno in custodia il nostro territorio ed il nostro avvenire: non togliete a questa terra calabrese la possibilità di conoscere, non vietatele le sparute opportunità che le sono offerte.

Francesco Martino

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