Risorgimento, Etnie e contributo delle minoranze linguistiche nel Regno di Napoli

di Pierfranco Bruni

In un tempo di processi storici e di riletture intorno all’Unità d’Italia e le sue celebrazioni insiste un legame che ha una sua valenza particolare e tocca aspetti relativi alla lingua e alla funzione identitaria di un popolo, ma non si può prescindere da quelle valenze etniche che hanno formato le culture e la civiltà nazionale di un popolo. La civiltà del popolo italiano nasce intorno ad un intreccio di percorsi etnici e di fattori strettamente antropologici.

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Il concetto di Tradizione resta centrale in quel passaggio nevralgico tra la cultura post rinascimentale e pre risorgimentale. Le pressioni proveniente dall’Illuminismo sono tutte dentro i primi anni del 1800, ovvero nel legame tra cultura delle Insorgenze e Risorgimento post unitario. Le lingue, le koinè, le etnie e il concetto stretto di etnos sono elementi formativi nella cultura nazionale. Dentro questa cultura storia e letteratura si intrecciano. Risorgimento, Unità d’Italia e Minoranze linguistiche. Un percorso che ha una sua precisa valenza sia sul piano istituzionale che su quello direttamente culturale. Ed è proprio su questa tematica che le riflessioni hanno una loro particolare incidenza nella dialettica storica.

Mi pare incontrovertibile ridiscutere sul ruolo sia di Garibaldi tra le comunità Italo – Albanesi sia di Francesco Crispi, statista di origini Arbereshe della Sicilia. Sono due punti di riferimento. Come resta un punto di riferimento la discussione intorno alla problematica inerente il brigantaggio, le insorgenze e il ruolo di Francesco II e Maria Sofia all’interno del Regno delle Due Sicilie e alla difesa ultima di Gaeta.

La domanda che spesso ci siamo posti e non smettiamo di sottolineare è ancora quella che riguarda il contributo delle minoranze linguistiche dato alla “costruzione” dell’Unità d’Italia.

Un fatto è certo. Soprattutto gli Italo – Albanesi hanno visto nel Risorgimento una continuità spirituale e politica del concetto di identità e di appartenenza. Ma il Risorgimento in sé non significa immediatamente Unità d’Italia.

Ed è proprio su questo argomentare che stiamo sviluppando una serie di incontri e di confronti. Ecco perché la mostra “Il contributo delle minoranze linguistiche nell'Unità d'Italia", è un progetto del Ministero per i Beni e le Attività Culturali sul quale siamo lavorando alla luce di una rilettura di un processo sia storico che letterario, costituisce uno stimolo per aprire una vasta dialettica su due elementi centrali: Risorgimento e identità nazionale.

“Il contributo delle minoranze linguistiche nell'Unità d'Italia" è, comunque, anche il tema di una Mostra pannellare con un percorso bibliografico ragionato, nella ricorrenza dei 150 anni dell'Unità d'Italia, in corso di svolgimento nella Sala di Carosino (Ta) del Centro Studi e Ricerche “Francesco Grisi”, organizzata dall'IRAL e dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali - Direzione Generale per le Biblioteche, gli Istituti Culturali e il Diritto d'Autore, (direttore Maurizio Fallace) in collaborazione con l'Assessorato alla Cultura del Comune di San Marzano di San Giuseppe (Comunità di lingua Arbereshe). Infatti, la mostra si sposterà nel mese di gennaio 2011 nei saloni del Palazzo della Cultura di San Marzano.

La mostra prende in considerazione personalità storiche e letterarie del mondo Italo - Albanese che hanno contribuito all'identità nazionale. Si tratta di un argomentare importante in quanto sono proprio personalità che vivono la cultura del bilinguismo ad aver rafforzato l'idea nazionale italiana.

La mostra è divisa in pannelli con immagini e particolari storici con elementi didattici e una rappresentazione significativa di testi storici, con bibliografia, che documentano il rapporto tra minoranze Arbereshe e Unità d'Italia. Una Mostra tra immagini, commento e libri storici e letterari.

Nella Mostra sono stati puntualizzati aspetti su personaggi come Francesco Crispi (di origine Arbereshe della Sicilia, nato il 1818 e morto il 1901), statista di grande fama e per due volte Presidente del Consiglio dei Ministri, Guglielmo Tocci (1827 - 1916), Pasquale Scura (Calabrese di Vaccarizzo Albanese, nato il 1791 e morto il 1868 a Napoli, fu Ministro di Grazia e Giustizia con Garibaldi) sino a due costituzionalisti contemporanei quali Costantino Mortati (1892 - 1985, uno dei padri della attuale Costituzione) e Gennaro Cassiani (1903 - 1978), più volte Ministro della Repubblica Italiana.

Ma l'attenzione è rivolta anche alla presenza di Giuseppe Garibaldi tra gli Italo - Albanesi, i quali parteciparono numerosi alle imprese garibaldine. L'obiettivo è anche quello di rileggere il quadro storico pre Unità d'Italia e il coinvolgimento nel progetto risorgimentale delle comunità di lingua e di etnia arbereshe. Queste comunità, pur portandosi dietro una appartenenza culturale e valoriale importante, sono riuscite a svolgere un compito di estrema importanza e di collante con i Paesi Italo - Albanesi, tanto che Garibaldi trovò ospitalità in queste comunità all'insegna del tricolore.

Il Ministero per i Beni e le Attività Culturali svolge un ruolo pregnante in questa occasione perché non è soltanto la storia una chiave di lettura, ma la storia della diaspora di queste comunità diventa storia unitaria sotto un'unica bandiera puntando alla difesa della lingua e al confronto tra culture. Lo Mostra offre dei frammenti in un percorso che si apre a ventaglio sulla problematica unitaria all'insegna anche delle celebrazione del 150 anniversario dell'Unità d'Italia.

Nel corso della serata si è svolta, tra l'altro, una relazione scientifica sul tema: "Da Pasquale Scura a Francesco Crispi. Due statisti Italo - Albanesi nella storia dell'Unità d'Italia". Un particolare suggestivo e stimolante per una prospettiva dialettica sia sul piano storico, sia su quello giuridico che culturale in senso più generale. La storia, all’interno della nostra ricerca, viaggia insieme ai processi antropologici. C’è un valore etnico che interessa sia la lingua che le eredità che toccano direttamente il Regno di Napoli e successivamente il Regno delle Due Sicilie.

Una Mostra e un incontro, su un itinerario istituzionale, all'insegna della consapevolezza e della comprensione delle minoranze linguistiche in un raccordo con la temperie del Risorgimento. Napoli ha rappresentato sempre una geografia complessa all’interno dei rapporti tra identità nazionale e monarchia.

Napoli, dunque, come Regno di Napoli ma anche come Regno delle Due Sicilie. All’interno di questa geografia gli Italo – Albanesi hanno giocato un ruolo significativo che tuttora ha una sua valenza istituzionale se si pensa agli assetti territoriali sia letterari che linguistici. Le minoranze linguistiche hanno dato un contributo proprio nella capacità di un dialogo tra eredità e appartenenza. Scrittori come Girolamo De Rada è riuscito a far dialogare la storia del Regno di Napoli con l’Albania.

Un’Albania e un Regno di Napoli che hanno sempre raccordato valenze non solo culturali ma anche economiche. Questa storia è nella continuità di un dialogo costante tra la civiltà del Sud e il Mediterraneo. Se l’Unità d’Italia è stata realizzata con il contributo delle minoranze linguistiche non possiamo neppure dimenticare che l’azione popolare di un Risorgimento incompiuto che passa attraverso le Insorgenze e Francesco II e Maria Sofia annobvera personalità proveniente anche da quelle culture minoritarie. Ciò che Giordano Bruno Guerri chiama “guerra civile” del Risorgimento vive dentro quei processi etnici che sono incontro e scontro di processi storici.

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