150 e Mezzogiorno: Dossier ed iniziative secondo lo SVIMEZ

In occasione dei 150 anni dell'Unità d'Italia, riportiamo un passaggio fondamentale, tratto dall'intervento del Direttore SVIMEZ Riccardo Padovani, al convegno Animi "L'Unità vista da vicino. LA CALABRIA E I 150 ANNI DI UNITÀ NAZIONALE" - CROTONE, 11 FEBBRAIO 2011, secondo cui il declino delle regioni meridionali ebbe inizio solo dopo la costituzione del regno d'Italia alla fine dell'800. Altresi importante, è stato evidenziare come alla base delle motivazioni che portarono alla crescita del divario Nord-Sud, non ci fù una causa identificabile in un codice genetico dualista residente nelle popolazioni, ma cause complesse, che rimandano però in larga parte al generale prolungato ristagno dell’economia nazionale, anche delle sue regioni “forti”, rispetto al resto d’Europa.

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Il Mezzogiorno nell’economia italiana 
La struttura economica dell’Italia è territorialmente  dualista, e molte delle  ragioni del ritardo meridionale risalgono alla storia dell’Unificazione nazionale. Non  c’è però un “codice genetico” dualista: secondo recenti ricostruzioni storiche, al momento dell’Unità d’Italia (1861) e nei primi vent’anni, il prodotto pro capite era pressoché simile. Solo dalla fine dell’800 inizia a manifestarsi una chiara divergenza di tutte le regioni meridionali dal resto del Paese; e ai primi del ‘900 si fanno già i conti con il divario, che subisce una decisa accentuazione negli anni del fascismo e raggiunge il suo massimo livello alla fine della Seconda Guerra Mondiale. 4 La fase che va dal 1951 fino allo shock petrolifero del 1973, contraddistinta da una forte crescita dell’intero Paese, in un quadro  economico internazionale fortemente e regolarmente espansivo, è il principale periodo di convergenza tra Nord e Sud. Da allora, questo processo si arresta e, tra andamenti altalenanti, i divari tornano ad allargarsi. La conclusione è che in sessant’anni di storia repubblicana il divario di crescita non si è ridotto.
..Riccardo Padovani
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