Il cinema italiano scopre Sharo Gambino

di VINCENZO PITARO

Tre anni fa, nel mese di aprile - senza che i grandi editori se ne accorgessero - in Calabria cessava di vivere uno dei più raffinati scrittori del Novecento, di notevole importanza non solo per la cultura calabrese ma per l'intero mondo della letteratura italiana, per via di quel prezioso (e originale) contributo che nel corso della sua lunga carriera ha saputo offrire sia nel campo storico, antropologico e letterario, che in vari altri settori. 

[GARD]

Si tratta di Sharo Gambino, narratore e saggista, storico e critico, meridionalista convinto, oltre che giornalista piuttosto prolifico e impegnato. Un intellettuale illuminato che ci ha lasciato un pregevole patrimonio, per buona parte ancora da scoprire. Della sua grandezza, molti in Italia, cominciano ad accorgersene soltanto oggi, dopo che la memoria su di lui ha rischiato ingiustamente di appannarsi. Finanche il Cinema, a quanto pare, sembra ora interessato alle sue straordinarie opere. Di soggetti per film, d'altronde, nei suoi scritti ce ne sarebbero a volontà. A cominciare da un suo quasi dimenticato reportage sul caso di Ettore Majorana (quel fisico che Enrico Fermi considerava un genio eccezionale) scomparso in circostanze misteriose nel 1938, dopo aver scoperto alcuni aspetti drammatici sulla natura del nucleo atomico, nell'Europa di Hitler e Mussolini. In quel suo scritto, Sharo
Gambino, in pratica - partendo da un'ipotesi avanzata dal direttore del quotidiano «L'Ora» di Palermo, Vittorio Nisticò, e da Leonardo Sciascia, secondo cui il grande fisico siciliano, braccato dal nazifascismo, si sarebbe rifugiato in quegli anni presso la Certosa di Serra San Bruno, in Calabria - contribuì a rafforzare il «sospetto» che le sue spoglie potessero davvero trovarsi nel monastero serrese. 
Un «caso», impreziosito da non pochi particolari, dunque, che non ha mancato di suscitare in tutto il mondo un vasto interesse, ancora più che vivo. Potrebbe, per l'appunto, essere questa, una delle pubblicazioni di Gambino destinata a trasformarsi nel volgere di un paio d'anni in opera cinematografica. Alcuni importanti produttori romani - sebbene con assoluta riservatezza - stanno infatti esplorando molti suoi volumi, pressoché sconosciuti, purtroppo al grande pubblico, in quanto mai entrati nei circuiti editoriali nazionali. Un simile interessamento, va da sé, potrebbe anche rappresentare, perché no?, l'occasione giusta per restituire al grande Sharo il ruolo che gli spetta nella memoria storica e letteraria, ovvero nel mondo della letteratura italiana. È più che giusto, insomma, incominciare a classificare Gambino non più come «uno scrittore minore» che - per sua scelta, ha deciso di vivere ed operare nella sua Calabria - ma come un grande, poliedrico autore italiano, nel senso più vasto del termine. Lui, che era un'anima libera e critica ad ogni livello, si riteneva soprattutto uno scrittore senza aggettivi. La sua umiltà e lo stile che aveva nello scrivere (chiaro e comprensibile a tutti) lo hanno sempre contraddistinto. Non tradì mai, però, il suo orgoglio. Non fu affatto quel tipo capace di «autoproporsi», di andare a chiedere e tantomeno di scendere a compromessi. E, forse per questo motivo, non potette mai disporre di un editore che in Italia gli avrebbe certamente assicurato maggiore successo e notorietà. Molti magnati dell'editoria - se solo avessero avuto la possibilità di leggere qualcosa di suo - lo avrebbero sicuramente accolto a braccia aperte. L'arte di Sharo Gambino, difatti, è di grande vastità sia nelle prospettive tematiche che nelle soluzioni formali ed oggi - a nostro avviso - merita un'accurata «ricognizione», anche perché comporta il suo passaggio a una dimensione ulteriore, di gran lunga più alta. L'eredità letteraria, lasciata ai posteri, è costituita da narrativa e saggistica di grande respiro e di straordinario impatto emotivo, oseremmo dire, di grande poesia. Non a caso il suo percorso iniziò appunto da poeta. Di quei suoi versi giovanili, però, non andò mai fiero, stando a quanto egli stesso ebbe a dire, nel lontano 1976, a casa del poeta Domenico Vitale, durante un convivio letterario, organizzato nel suo roof-garden in onore del glottologo tedesco Gerhard Rohlfs, ch'era giunto a Gagliato - durante la preparazione del suo «Nuovo Dizionario Dialettale della Calabria» - per acquisire materiale sul patrimonio lessicale della zona. Che dire? Sharo Gambino, sì, non si dedicò più alla poesia che aveva segnato il suo esordio, ma con la prosa espresse (ugualmente) emozioni e sensazioni profonde.

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Vincenzo Pitaro
Gazzetta del Sud - Cultura
pag. 17 - Giovedì 21 Aprile 2011
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