Basta mafia! Basta silenzio!

Probabilmente avete già sentito dell’incendio “di origine ignota” che ha colpito nella notte del 19 giugno la cooperativa sociale Valle del Marro di Polistena (RC) distruggendo una parte notevole dell’uliveto di Castellace.
Chi non lo sapesse, questa cooperativa è una delle cooperative antimafie che lavora i terreni confiscati alla mafia e commercializza i suoi prodotti con il marchio “Libera Terra”, nel senso terreni liberati dalle mafie. 

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Lavora dal 2004 ed la cooperativa ed i suoi soci sono stati intimiditi più di una volta, con incendi e furti. Nonostante tutto i 9 soci vanno avanti, nonostante del lavoro pesante e difficile e sicuramente anche del peso psicologico di trovarsi sempre in lotta contro la ndrangheta. Ma ci credono che valga la pena di battersi per la legalità, per una società migliore.
Questo attentato segue dopo una sequenza di attentati nell’ultimo mese: fine maggio è stata incendiata la macchina del sindaco di Tropea (VV), Alfonso Repice; il primo giugno bombe incendiarie sul villaggio turistico del nuovo sindaco di Ricadi (VV), Pino Giuliano, che si aveva espresso pubblicamente per una lotta contro la ndrangheta; pochi giorni fa l’incendio della macchina del parroco Vattiata di Cessaniti (VV), che fa parte di Libera Vibo Valentia, Associazione, Nomi e Numeri contro la mafia. Non dimenticandoci l’attentato del febbraio di quest’anno a Tiberio Bentivoglio, imprenditore che ha denunciato la mafia, e membro di SOS Impresa. E naturalmente da ricordarsi agli attentati ed atti intimidatori presso la Procura Generale della Repubblica di Reggio Calabria e nei confronti dei procuratori Salvatore di Landro e Giuseppe Pignatone nel 2010. Ci saranno probabilmente altri che mi saranno sfuggiti perché non è che al nord si parli tanto di queste faccende.
Ma secondo me è proprio quel silenzio che dobbiamo rompere. Non mi sembra normale che in parte dell’Italia si viva sotto il dominio della criminalità organizzata. Non mi sembra normale che chi apre la bocca e si batte per la legalità debba temere per la sua vita. Non mi sembra normale che un imprenditore come Gaetano Saffioti di Palmi, che si rifiuta di pagare il pizzo e diventa testimone della giustizia, viva in isolamento perché i suoi concittadini non vogliono farsi vedere con qualcuno che ha denunciato la mafia.
Avete ragione, per me al nord e sopratutta come straniera è più facile di parlare di queste cose. Non dico che si debba fare l’eroe. Se ognuno già si esprimesse nel suo ambiente quotidiano parlando di queste faccende pesanti e dichiarandosi in disaccordo, sarebbe un contributo. Lettere ai giornali sarebbero importanti. E se addirittura voleste alzare più forte la voce, contattate i coordinamenti di Libera (www.libera.it) e di altri gruppi.
Rompiamo insieme questo silenzio e indigniamoci contro la criminalità organizzata:
al sud per liberarci dal cancro della mafia ed al nord per provvedere che la mafia non prenda anche qua il sopravvento.

Ilona Witten, Ponteranica (BG)
21 giugno 2011

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