NIENTE DI CUI PENTIRSI

 Il libro
“Niente di cui pentirsi” è un romanzo “noir” dai mille risvolti. La penna è quella di Rocco Cosentino che, con tratti forti e un crescendo di suspance, tiene inchiodato il lettore che, nei mille risvolti, deve reggere i fili accattivanti e intricati della storia. La tranquillità della cittadina di Solaria viene interrotta da una serie di efferati delitti, apparentemente inspiegabili e senza alcuna attinenza tra di loro. 

Un giovane commissario ed il suo valente collaboratore si mettono sulle tracce degli assassini, con il comune intento di fare giustizia e riportare la tranquillità in città. Durante le indagini, sotto le direttive di uno scrupoloso pubblico ministero, i due fanno venire a galla il passato oscuro delle vittime, lottando contro la burocrazia e la diffidenza dei loro superiori gerarchici. Entra in gioco anche un enigmatico personaggio che, alle prese con mille problemi quotidiani ed una emicrania galoppante, ricordando il passato con i vecchi amici ed interrogandosi sul proprio futuro, si trova coinvolto, suo malgrado, in questa complessa vicenda. Tutto sembra risolversi, ma che attinenza ha questa storia con quelle di una giovane coppia di sposi alle prese con il loro bambino appena nato e di un esperto funzionario comunale, impegnato a lottare contro i soprusi della politica e del malaffare? La verità alla fine sembra trionfare… ma sarà davvero così? Giustizia sarà fatta… ma da chi? Le vittime potranno riposare in pace… ma quali vittime? Una sola certezza alla fine regnerà sovrana: tutto era stato scritto… sin dall’inizio! 

L'Autore
Rocco Cosentino è nato a Taurianova (RC) nel 1974.
Laureatosi in Giurisprudenza nel 1996, è entrato in Magistratura nel 1999. Attualmente è in servizio presso la Procura della Repubblica di Reggio Calabria con le funzioni di Sostituto Procuratore. Da sempre appassionato dei generi noir, thriller e polizieschi, “Niente di cui pentirsi” è il primo romanzo che scrive. 
Stanco di “criticare” i più famosi scrittori del genere poliziesco, per le evidenti forzature ed incongruenze contenute nelle loro opere che danno al lettore una visione distorta del reale evolversi di una indagine penale, ha deciso di mettersi alla prova, cimentandosi nella sua prima “fatica” letteraria. Con l’intento di scrivere un romanzo che coniugasse la cruda realtà dell’attività investigativa con il variegato mondo degli “addetti ai lavori” (fatto di mille piccoli problemi quotidiani e di numerosi risvolti di carattere psicologico), prima di mettersi davanti al computer ed iniziare a scrivere, si è imposto un periodo di “quarantena”, nel
senso che si è prescritto la lettura di quaranta romanzi in quaranta settimane. Opere, scelte per lo più in base all’ispirazione del momento, che hanno di certo contribuito a fargli comprendere dove finisce un “racconto” e dove inizia una “storia”. “Niente di cui pentirsi” è il naturale sbocco di questo suo lungo percorso letterario.

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