Lutto per Elisabetta Gregoraci e Flavio Briatore

Cordoglio in Calabria per la scomparsa della signora Melina

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di Vincenzo Pitaro
 

Era la gentilezza fatta persona, una donna affabile, sempre allegra e sorridente, la signora Melina Francavilla in Gregoraci. E, per chi scrive, era soprattutto la consorte di un caro amico, Mario, bravissimo maestro di karate che per anni, a Soverato, rinomata località balneare della Calabria ionica, ha gestito una frequentatissima palestra di arti marziali. Una palestra che anch’io (da giovanissimo, sia pure per qualche anno) ebbi modo di frequentare. 

Per il resto dell’Italia, invece, la signora Melina, era più o meno conosciuta per essere soltanto la madre di Elisabetta Gregoraci e la suocera di Flavio Briatore.
La sua scomparsa (avvenuta l’altro ieri in Calabria) ha suscitato profondo cordoglio e immensa commozione. A Soverato la conoscevano tutti e tutti la stimavano. La ricordano come amica, moglie e madre esemplare.
Il «male oscuro» (per dirla con il mai troppo compianto Giuseppe Berto, lo scrittore veneto che tanto amava la Calabria), purtroppo, da anni si era accanito di lei, costringendola a frequenti cure presso il policlinico universitario del Campus di Germaneto, a Catanzaro. I suoi funerali si sono svolti ieri pomeriggio nella parocchia «Santa Maria della Pace», ubicata nella frazione marina del limitrofo comune di Satriano. Alle figlie Elisabetta (Eli) e Marzia, al marito Mario, al suocero Flavio e a tutti gli altri parenti, la nostra redazione ovviamente eprime le sue più vive e sentite condoglianze. Per le sue grandi virtù, per quelle doti umani che l’hanno sempre contraddistinta, il ricordo della signora Melina Francavilla Gregoraci rimarrà sicuramente indelebile, a Soverato e dintorni, nella memoria di tutti. E questo contribuirà, senza dubbio, a tenerla sempre in vita. «Ogni essere umano» - se mi è consentito prendere in prestito un aforisma contenuto in libro di mio padre, il prof. Grazio Pitaro - d’altronde «non muore il giorno in cui cessa di vivere, ma il giorno in cui sarà dimenticato dai vivi»!
Vincenzo Pitaro

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