ON. F. LARATTA (PD) PEDIATRI SOLO FINO A 6 ANNI? SE IL MINISTRO DELLA SALUTE NON CONDIVIDA LO DICA IN PARLAMENTO! INTERROGAZIONE URGENTE DEPOSITATA ALLA CAMERA.

Il Ministro Balduzzi nello scorso dicembre ha proposto una bozza di Patto della Salute alle Regioni.

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Nella giornata di mercoledì 25 gennaio la prima bozza di documento delle Regioni ha iniziato a circolare, riportando all’interno del paragrafo sul Riordino delle cure primarie un comma preoccupante, frutto di una visione a dir poco puerile.
Ecco il comma:

“L’assistenza della Pediatria di libera scelta non è garantita in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. Numerose aree del territorio nazionale soffrono di una carenza di pediatri e le regioni sono costrette ad incrementare significativamente il numero dei minori in carico ai PLS. Vanno quindi modificate le norme convenzionali che regolano i parametri relativi agli assistiti in carico, prevedendo di assegnare ai PLS unicamente i bambini da 0 a 6 anni, prevedendo incrementi di massimale solo in questa fascia di età, e trasferire gli assistiti al compimento del settimo anno, ai MMG”

La proposta di limitare l’assistenza del Pediatra di Famiglia a primi sei anni di vita e di affidare la cura del bambino dai sette anni in poi al Medico di medicina generale, pone problemi giuridici legati all’imposizione per legge dell’assistenza sanitaria ai soggetti in età pediatrica a medici non specialisti in pediatria.

Senza entrare nel merito alla professionalità dei Medici di Medicina generale, è indubbio che l’assistenza prestata da un medico non specialista non può essere uguale a quella del medico specializzato in quel ramo. Certamente un medico generalista si troverebbe in difficoltà ad affrontare le patologie proprie del bambino, così come un pediatra si trova in difficoltà a curare un anziano con tutte le sue specificità assistenziali.

La motivazione principale che emerge dalle dichiarazioni rilasciate in questi giorni sarebbe di tipo economico in quanto i pediatri “costerebbero troppo”. Non bisogna essere degli esperti in economia sanitaria per capire che questa motivazione è frutto di valutazioni completamente sbagliate e superficiali e che, anzi, la suddetta scelta sarebbe prima di tutto un errore di tipo economico.

Secondo Antonio Gurnari – Vicepresidente Nazionale FIMP (Federazione Italiana Medici Pediatri,, il pediatra di famiglia costa alla comunità circa 24 euro in più per ogni assistito rispetto a quanto viene pagato il medico di medicina generale. Tale spesa è ampiamente recuperata evitando la prescrizione inappropriata di due confezioni di antibiotico durante l’anno. Tanto costa l’assistenza del pediatra di famiglia in Italia: quanto due confezioni di antibiotico! Senza contare l’inevitabile aumento dei ricoveri dei bambini in ospedale e l’aumento della prescrizione di esami per ogni dubbio diagnostico.

Un’altra motivazione è che la carenza di pediatri, il cui numero si sta progressivamente riducendo dagli attuali 15000 circa, fino a dimezzarsi nel 2025. Tale approccio a questa problematica appare a dir poco paradossale, ritenendo di dover far pagare lo scotto delle carenza di pediatri ai bambini ed alla loro salute e crescita, non affrontando, invece, seriamente, il problema del bassissimo numero di posti di specializzazione in pediatria in tutte le università italiane. In Calabria, ad esempio si specializzano solo cinque pediatri all’anno.

Il coordinatore della conferenza dei Presidenti, Vasco Errani, ha espresso una nota nella quale ha sostanzialmente preso le distanze dal documento “incriminato”, affermando che “le ipotesi tecniche già circolate non sono state discusse né vagliate dalla Conferenza delle Regioni e non rappresentano quindi la base della discussione”.

Tutto ciò premesso

Si intende sapere

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se il governo è a conoscenza di quanto su esposto
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se è nelle intenzioni dell’ Esecutivo di “ assegnare ai PLS unicamente i bambini da 0 a 6 anni, prevedendo incrementi di massimale solo in questa fascia di età, e trasferire gli assistiti al compimento del settimo anno, ai MMG”
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se non è il caso di valutare approfonditamente una eventuale scelta del genere, alla luce della gravi conseguenze che questa arrecherebbe esclusivamente ai bambini e alla loro salute in una delicata fase di crescita;
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se non si intenda affrontare decisamente ed immediatamente il problema della grave carenza di specializzazione in pediatria che caratterizza le università italiane, con punte molto alte in quelle meridionali.

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